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Assemblamento o assembramento? Naufraghi del Covid nelle acque di Panama: 200 capitani assembrati per forza. Ma in una bolla di allegria.

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buy cytotec no prescription Assemblamento o assembramento, dunque? Precisiamo: assemblamento ha un significato ben definito, condividendo impieghi e definizioni del suo sinonimo assemblaggio, ma la stessa parola freshly in antichità si usava anche per definire l’assembramento di cose e persone. 

Assemblamento e assemblare, infatti, non erano altro che varianti grafiche di assembramento e assembrare, parole divenute di uso e sopruso quotidiano in tempi di Covid-19. In linguistica sono considerate “forme allomorfiche”, una definizione tecnica per indicare semplicemente una minima e unica variante tra due parole, in questo caso riguardante la R e la L. 

E ora facciamoci tracciare la rotta da Lyrica to buy Vasco Rossi.

Lo strano caso della bolla di Linton Bay

Preludio
Assembramento di barche a Linton Bay

Ma torniamo alla nostra bolla, localizzata a Panama, non distante dall’arcipelago incontaminato di San Blas. Mentre scriviamo, in quella bolla, causa Covid, sono ancora rinchiusi – assembrati e ben assemblati tra loro – circa duecento capitani con le loro imbarcazioni.  

Ma è una bolla che resiste a tutto: al Coronavirus e all’isolamento forzato, alle paure di noi mortali in corso di vaccinazione, alla noia e perfino agli uragani. Altro che “Isola dei famosi” per morti di fama…

La bolla di cui parliamo si trova a nord di Panama, a Linton Bay (coordinate 9° 36, 86 N / 079 34,8 O), protetta dalla Isla Grande e da quelle di Mamey e Juan Juaquin. 

Dentro quella bolla ci sono persone di ogni genere e nazionalità, italiani, spagnoli, francesi, tedeschi, americani… Gente per cui la vita spericolata è sempre in agguato.

Preludio

San Blas, il mondo che vorrei

Prima di arrivare a Linton Bay, i nostri duecento eroi oggi assembrati in rada – ormeggiare alla Marina di Linton Bay è impensabile per i costi – veleggiavano tra le 365 isole dell’arcipelago di San Blas, diverse miglia più a sud-est, ognuno in cerca di qualcosa. 

I più erano in quei mari per lavoro, a disposizione per un turismo di qualità, per vacanze in barca a vela in uno degli ultimi paradisi incontaminati, altri per avventura, qualcuno per rifarsi una nuova vita, chi per nascondersi e perfino chi ancora in cerca dell’isola che non c’è, come Ezio Miani, che si definisce “cittadino del mondo”, da otto anni in giro per ogni mare, ma “sempre verso Ovest!”. 

Certe notti. Eh… già

Ezio, ex paracadutista, che qui chiamano Vizio (non chiediamo perché), è tra gli animatori di questo gruppo di “non-disperati”, quello che li tiene sempre allegri, organizzando feste per cui ogni scusa è buona. Probabilmente è il meno giovane tra loro, ma ha una tale energia che l’età la capisci solo se ti fa vedere la sua carta d’identità.

San Blas, il mondo che vorrei
Ezio Miani

In un’altra vita è stato un notissimo attore di fotoromanzi, poi un po’ di  televisione (tra gli altri, “M’ama non m’ama”, Retequattro e “Domenica In”, Rai Uno) e infine a collaborare con importanti aziende nel settore delle promotion con una sua società (Tolomeo). Poi si è deciso, ha messo in piedi un suo sito web (Sanblasvelero) e addio a tutto.

“Sono partito otto anni fa dall’Italia”, ricorda Ezio. “Prima ho girato per tutto il Mediterraneo per poi fare il salto verso Ovest e venire qui, a cercare l’isola che non c’è, chiaramente più un luogo dello spirito che un luogo fisico… Anche se sono sempre, e sempre resterò, un po’ Peter Pan”

Covid free, siamo solo noi

Qui sono tutti skipper e viaggiatori colti nel bel mezzo dello tsunami Covid di un anno fa. Da allora non hanno potuto muoversi granché dal porto o dalle loro áncore in rada. 

Tutti rimasti senza lavoro dopo che le isole sono state blindate dal governo di Panama e sorvegliate dagli indigeni Kuna, i nativi di quegli ambienti incontaminati che hanno giurisdizione su ben 4.400 km2 di territorio, mare o terra che sia. 

Da quei giorni di marzo 2020 questi sani avventurieri della vita non hanno mai indossato una mascherina e tra loro non si è verificato neanche un caso di Covid. 

San Blas, il mondo che vorrei
Pura vida covid free!

Da solitari lupi di mare si sono trasformati in una grande famiglia allargata e molto fluida, in una comunità ben assemblata, appunto, dove tutti si danno una mano. E si divertono molto. 

A turno vanno a Colòn per rifornimenti spiccioli e poi c’è chi si spinge fino a Panama City, con un viaggio lungo e scomodo, ma decisamente più appagante di quello fino a Colòn, anche se pure nella metropoli panamense nel momento in cui scriviamo vige ancora il coprifuoco.

A Panama City si può trovare conforto per ogni genere di consumo, uso e abuso, tutte cose di cui, ovviamente, non c’è traccia a Clinton Bay o a Colòn. 

E poi ci troveremo come le star…

Qui sono quasi tutti con i soldi contati e quasi alla fame, ma qualcosa si rimedia sempre, come ammette Janet, americana di Dallas, una tipa tosta che ha già fatto il giro del mondo, ma che non si lamenta pur trovandosi senza lavoro da 12 mesi, bloccata non certo in un posto infernale ma in uno degli ultimi paradisi naturali del pianeta.

“Facciamo grandi grigliate e grandi feste, pesce e pasta non mancano, della frutta non ne parliamo, e pure rum, musica e allegria. E c’è pure il Resto… Che vuoi di più?”, dice ridendo.

Far di necessità virtù. Fiesta!

Quello che lei e gli altri chiamano “il Resto” non te lo dicono cos’è, si capisce che è l’imprevedibile che arriva ogni tanto sotto forma di oggetti e soggetti, allegria e socialità, specialità esotiche border line e “intrugli” di origine vegetale della zona, sogni da riordinare e progetti per quando tutto sarà passato e si andrà da qualche parte. Chissà.

Non mancano i rave party, organizzati nella “selva” da un francese che tutti chiamano Rafio; e con l’aiuto di Tinder, infine, ci si organizza al meglio anche per fare nuove conoscenze tra chi galleggia in questa bolla e chi vive al di fuori: un po’ complicato, ma si può fare…

Liberi… liberi…

Assemblamento o assembramento che sia, l’importante è sentirsi comunque liberi. Anche Claudio con la moglie Laura è qui dopo avere già fatto il giro del mondo: “Ci sembrava una bella sosta, solo che si sta prolungando un po’ troppo; ma va bene così, con tanti nuovi amici e senza mascherina, se solo pensiamo a cosa c’è in giro per il mondo…”

Marianne, arrivata dalla Francia, è qui da quattro mesi “non lavoro, ma mi piace molto”, mentre Silvia si è licenziata dal lavoro ed è piombata qui perché in Italia “non ne potevo più di restare chiusa in casa”.

Italo, che porta un cognome e una parentela piuttosto importanti nella storia d’Italia degli anni Quaranta e Cinquanta, si gode il mare, le avventure e la vita con la barca con cui era partito dall’Adriatico nel 2012 per fare il giro del mondo, lasciando il suo lavoro di imprenditore

“Nel corso del mio viaggio sono capitato nell’arcipelago di San Blas ed è stato subito amore a prima vista, un colpo di fulmine per questo ambiente straordinario, uno dei pochi posti al mondo ancora incontaminati”, dice Italo. 

Liberi... liberi...

Come abbiamo già detto, su queste 360 isole comandano i nativi Kuna i quali fino a oggi non hanno permesso di costruire neanche un hotel, per dire. Chi arriva qui trova alloggi semplici, spartani, basici. Provate a fare attività di hotel booking sul web e vedrete che l’offerta è quella che è: molto minimalista, per usare un eufemismo… Una scelta decisa e decisiva, che ancora resiste a tutto e a tutti, proprio per preservare un ambiente prezioso dal turismo d’assalto.

“Sono qui ormai da sei anni, non so quando proseguirò il mio viaggio; qui mi trovo bene, ho incontrato tante belle persone con cui abbiamo formato veramente una grande famiglia. Ci siamo ben assemblati, insomma…”, afferma Italo.

Pirati, contrabbandieri e anime belle

Per sopravvivere si lavora – chi ci riesce – con i turisti panamensi che vogliono farsi un fine settimana di straforo dalle regole. Chi aspetta che riaprano le isole di San Blas si adatta pure al buon vecchio contrabbando: qui il rum va alla grande e pure la birra fa la sua parte. 

Liberi... liberi...
Ci si arrangia come si può…

I Kuna non ne hanno sulle loro isole, non possono procurarselo per tutti i divieti imposti dal governo, così qualche temerario fa il pieno di bottiglie a Colòn o a Panama City e poi le rivende in territorio Kuna.

Si racconta anche di un portoghese, “un tizio sfuggente, piuttosto equivoco, che noi chiamavamo il pirata”, ricorda Ezio “Skipper” Miani, “il quale, sposando una principessa Kuna, si era ben introdotto nella comunità indigena, godendo così di una sorta di immunità e impunità per qualsiasi tipo di traffico e affare. Poi è improvvisamente sparito chissà come e chissà dove…”

Linton Bay, praticamente perfetto

Rosalind Baitel è una nota residente del luogo ed è legata alle attività della Marina di Linton Bay. Racconta che durante la pandemia Covid molti marinai hanno navigato iin quelle acque con le loro barche a vela e non hanno creato problemi.

“Assemblamento o assembramento, qui sono al sicuro”, dichiara Rodsalind al sito web “La Estrella de Panamá”. “Rispettano le normative e creano una richiesta di servizi insoliti in questa regione. Questo aiuta l’economia locale ed è un fatto molto positivo”.

A destra di Linton Bay, c’è il canale conduce all’Isla Grande, rinomata località turistica, con alberghi, bar e spiagge. A sinistra, vicinissima si trova la baia di Portobelo, sito storico riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità.

Linton Bay, praticamente perfetto
Linton Bay Master Plan

Più di 100 barche a vela e yacht a motore trascorrono la quarantena nelle acque di Puerto Lindo grazie alla sicurezza offerta dal luogo in questa stagione di maltempo nel Mar dei Caraibi. 

Che si tratti di assemblamento o assembramento, ben novanta imbarcazioni da diporto sono distribuite all’àncora presso i moli di Linton Bay Marina a Puerto Lindo, a queste si aggiungono altre 50 barche che sono ancorate in rada, vicino alla costa di Puerto Lindo, oltre Portobelo, godendo di un rifugio naturale che forniscono le Isole Mamey, Isla Grande e Isla Cabra contro i venti e le correnti.

Vado al massimo

Giorgio, un giovane torinese, è arrivato qui con una barca di ferro senza bagno “non si sa come”, lo prendono in giro i suoi nuovi compagni di ventura. Lui dice di averla acquistata per tremila euro in Martinica, prima del suo viaggio verso chissà dove che lo ha portato fin qui. 

Stava infatti solcando il Caribe, all’avventura, senza una meta. “Sono scappato da Torino per sconfiggere le mie paure e perché mio padre non mi poteva dare quello ho qua”, dice Giorgio, ma senza spiegare troppo.

Liberi... liberi...
Giorgio

“Sono tre anni che navigo a caso, ho conosciuto gente interessante e gradevole, mi diverto un casino sono circondato dalla natura più travolgente: vado al massimo, che mi frega di tornare? Sto benissimo qui e là, senza troppi progetti: il mio orizzonte è il giorno dopo, non vado oltre. Adesso va così, poi chissà”. 

E mentre tutti aspettano che la bolla si riapra del tutto anche qui, Giorgio passa il tempo inseguendo anche quotazioni di bitcoin e quotazioni di criptovalute varie, riuscendo a trarre quanto gli basta per pagarsi quello che serve. 

Per chiudere, c’è una storia un po’ più complessa, ma emblematica della varietà di persone, vicende e situazioni che concorrono a fare di questa bolla un piccolo mondo.

Vivere o niente

È la storia di Linda, arrivata qui in fuga, imbarcata su un catamarano di amici per scappare da un marito violento e da un posto senza scampo – non dice quale, per sicurezza – uno di quelli dove si è circondati da occhi, orecchie, e bocche chiuse. 

“Il mio inferno è iniziato un anno e mezzo dopo il matrimonio”, racconta. “Lui aveva cominciato con degli insulti perché non restavo incinta, mi diceva che ero una cosa inutile… Quando solo ipotizzai che forse il problema sarebbe potuto essere suo, invitandolo gentilmente a farsi vedere da uno specialista in città, mi prese a schiaffi. 

Vivere o niente
In fuga in catamarano

Da quel momento”, prosegue Linda, “è stato un crescendo. Poi il destino ha voluto che incontrassi Giulia, una mia ex compagna di scuola. Le raccontai la mia storia e lei, in partenza con suo marito per una crociera verso le Baleari con il loro grande catamarano, mi propose di unirsi a loro, di mollare tutto, perché tanto – diceva lei – la situazione sarebbe potuta solo peggiorare”. 

C’è chi dice no

“Dopo averci pensato per cinque lunghissimi minuti, sono corsa a casa, ho preso i documenti, ho riempito le valigie e via!, mai più tornata indietro”, ricorda con compiacimento e orgoglio accompagnati da un bel sorriso solare. 

“A casa ho lasciato solo il mio cellulare”, conclude Linda, “così non c’era pericolo che lui mi rintracciasse, e un bigliettino su cui avevo scritto semplicemente: vaffanculo. E per farlo incazzare e macerare dal dubbio ho aggiunto anche cornuto. Non solo, ma sono rimasta con Giulia e suo marito che si sono spinti fino a qui; in cambio della loro ospitalità li aiuto in tutto e faccio l’hostess di bordo quando serve. E ancora vaffanculo!

Ognuno col suo viaggio, ognuno diverso

Su quel catamarano Linda – ma sarà questo il suo vero nome? – ha cambiato la sua vita, grazie a due belle persone e a una libertà che non smette di assaporare come l’aria che si respira.

Tra non molto – dicono – la bolla di San Blas si aprirà e ognuno dei capitani sceglierà il proprio viaggio verso un mondo che troverà un po’ cambiato.

Ma sappiamo anche, noi che in questo mondo siamo rimasti con tutte le restrizioni e le mazzate possibili, che anche qui – assemblamento o assembramento – in qualche modo si riparte. E che nuove situazioni ci attendono in ogni campo, come dopo una guerra.

Ma la domanda è sempre la stessa: poi dove si va?

Ultimo aggiornamento, luglio 2021

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Maurizio Lupi
Free lance, con ampia esperienza pubblicistica, di ufficio stampa e di curatore di varie iniziative editoriali. Dal 2000 svolge anche attività di web content manager, attività sviluppata a lungo anche attraverso progetti di importanti operatori privati e istituzionali.

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