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Bellezza, quanto piace e come definirla

Definire la bellezza

Il dizionario della lingua italiana Devoto-Oli definisce la bellezza come “la qualità capace di appagare l’animo attraverso i sensi, divenendo oggetto di meritata e degna contemplazione”.

L’Oxford English Dictionary definisce invece la bellezza come “eccellenza nella grazia o nella forma e nei colori, ovvero qualità che deliziano l’occhio e suscitano l’ammirazione del volto umano in figura o in altri oggetti”.

Due definizioni simili nella cultura occidentale, ma non proprio uguali. In pratica, la bellezza potrebbe essere più facile da riconoscere che da definire.

C’è un dibattito eterno sul fatto che la bellezza sia “negli occhi di chi guarda” o che I volti femminili sono giudicati più attraenti se hanno mascelle delicate, labbra carnose, nasi piccoli, zigomi alti e occhi grandi.

I volti maschili generalmente riconosciuti come più attraenti sono rappresentati da forme più dure, angolari, più geometriche piuttosto che da morbide e rotonde curve tipicamente femminili.

Si tratta di canoni estetici rimasti più o meno invariati nel corso dei secoli, ma sempre più spesso ridefiniti.

Che cos’è la bellezza oggettiva?

bellezza

Il bello non è qualità nelle cose stesse: esiste semplicemente nella mente che le contempla; e ogni mente ne percepisce una diversa.

Il bello è confort per la mente e per lo spirito, Cosa c’è di più confortevole che contemplare e godere del bello o, meglio, ciò che ognuno di noi ritiene bello?

Ogni individuo ha una propria opinione al riguardo e, certo, non si può pretendere che altre idee siano uguali alla propria. E viceversa.

Tuttavia, se il bello è interamente soggettivo allora sembra che la parola non abbia significato.

Fino al XVIII secolo, la maggior parte dei resoconti filosofici sulla bellezza la considerava una qualità oggettiva: la collocavano nello stesso oggetto (o soggetto) bello o nelle qualità di quell’oggetto (o soggetto).

In De Veritate Religione, quando Sant’Agostino si chiede esplicitamente se le cose sono belle perché danno piacere o se danno gioia perché sono belle, opta decisamente per la seconda ipotesi.

Che cos’è la filosofia estetica?

Anche se non è certo qui la sede adatta per ampie disquisizioni di contenuto filosofico, limitandoci a qualche citazione, la concezione classica tratta il bello come una questione di proporzioni definite o relazioni tra parti, a volte espresse in rapporti matematici.

Aristotele dice nella Poetica che “per essere bello, una creatura vivente, e ogni intero fatto di parti, deve… presentare un certo ordine nella sua disposizione delle parti”; e nella Metafisica: afferma che “le principali forme di bello sono ordine e simmetria ben definite”.

La concezione classica è che il bello consiste in una disposizione di parti integranti in un insieme coerente, secondo proporzione, armonia, simmetria e nozioni simili.

Lo scultore greco Policleto, provò a teorizzare i temi della bellezza e dell’armonia con il suo celebre Canone (450 a.C.), un trattato sulle proporzioni dell’anatomia umana, in modo che nell’arte il bello potesse essere raggiunto in modo affidabile riproducendo delle proporzioni oggettive.

Plotino scriveva che la Bellezza deve indurre “meraviglia e un delizioso guaio, desiderio e amore e un tremito che è tutto delizia” (Enneadi).

Per lo storico dell’arte Heinrich Wölfflin la concezione classica del bello è incarnata nella pittura del Rinascimento italiano.

L’idea centrale del Rinascimento italiano è quella della proporzione perfetta. Nella figura umana come nell’edificio, quell’epoca si sforzava di raggiungere l’immagine della perfezione.

Crispin Sartwell, nel suo libro I sei nomi della bellezza (Einaudi, 2004), non attribuisce il bello esclusivamente al soggetto né all’oggetto, ma alla relazione tra loro, e ancor più ampiamente anche al contesto o all’ambiente di cui entrambi fanno parte.

Egli sottolinea inoltre che “il bello è l’oggetto del desiderio, ma siccome tutto può essere oggetto del desiderio, la bellezza può essere ovunque”.

Bellezza naturale

Ci sono anche affermazioni secondo cui la bellezza fisica ha una base evolutiva, in quanto le persone belle hanno maggiori probabilità di essere più sane e capaci di riprodursi.

L’equilibrio delle caratteristiche (cioè né troppo grande o troppo piccolo), la simmetria bilaterale e la pelle priva di imperfezioni non suggeriscono solo assenza di disturbi medici ereditari o acquisiti ma sono anche comunemente giudicati relativamente belli.

Il termine “bellezza naturale” viene usato a volte anche in maniera poco appropriata. Forse vuol dire che non vi è nulla di artefatto in un volto? Oppure è solo un modo per evitare di dover migliorare l’aspetto?

O, ancora, significa che una bellezza naturale utilizza solo prodotti completamente naturali?

La bellezza naturale non ha necessariamente a che fare con caratteristiche specifiche del proprio aspetto.

Un piccolo miglioramento – come anche un piccolo difetto – non fa mai male e, anzi, contribuisce a esaltare il carattere naturale di alcune parti del volto o del corpo.

bellezza naturale

Anche se alla bellezza naturale si pensa come a un aspetto “acqua e sapone”, non significa che non si possano usare abiti, accessori o trucco per migliorare anche ciò che è già bello.

Semplicemente, chi ritiene di avere una bellezza naturale di solito adotta uno styling più leggero e sobrio rispetto a tutti gli altri.

Nel caso del trucco, per esempio, per esaltare la bellezza naturale si possono utilizzare colori che si fondono con la pelle così bene da non coglierne la differenza, per i capelli si può scegliere un taglio pratico e semplice per (quasi) tutti giorni e, allo stesso modo, non è necessario indossare abiti e accessori impegnativi e modaioli.

La bellezza naturale ha poche regole per definizione e appartiene a chi fa scelte salutari per vivere (e invecchiare) con grazia, salute e vivacità intellettuale.

Insomma, essere naturalmente belli significa presentarsi con uno stile adatto alla propria personalità – fisica e caratteriale – senza stravaganze da fashion victim o estremizzazioni estetiche al limite della propria trasfigurazione.

Una dieta  mediterranea unita all’esercizio fisico sono la combinazione giusta e semplice per dare solide basi alla propria bellezza naturale, senza necessità di troppi “aiutini”, siano essi sotto forma di cosmetici spinti o sotto forma di prodotti estetici di utilizzo clinico.

La bellezza naturale deve essere il risultato di una equilibrata connessione tra mente, corpo e spirito.

DIETA_MEDITERRANEA

Estetica e cosmetica. Il futuro è green e bio.

Come migliorare la bellezza del viso?

Una recente ricerca (Consumer Insight 19017) di Cosmetics Europe,  Associazione europea che raggruppa gran parte dell’industria cosmetica in Europa, ha rilevato che cosmetici e prodotti per l’igiene e la cura personale sono essenziali per il 71% dei consumatori, ritenendoli migliorativi della loro qualità di vita e una salvaguardia per la salute.

Per l’80% dei consumatori i cosmetici e i prodotti per la cura personale svolgono pure un ruolo importante anche nella costruzione dell’autostima e nel miglioramento delle relazioni sociali e bellezza femminile.

In questi ultimi anni, i consumatori hanno inoltre acquisito la consapevolezza di utilizzare prodotti quanto più naturali possibile, intendendo per naturali quelli con ingredienti vegetali e minerali di natura biologica.

L’industria del benessere globale è cresciuta del 12,8% – secondo gli ultimi dati disponibili al momento della pubblicazione di questo articolo (settembre 2019, aggiornata nel maggio 2020) – passando da un mercato da 3.700 miliardi di dollari nel 2015 a 4.200 miliardi di dollari nel 2017, secondo un approfondito rapporto di ricerca, il Global Wellness Economy Monitor 2018, pubblicato dall’ente non profit Global Wellness Institute (GWI). 

Ben un quarto del mercato mondiale (1.082 miliardi di dollari) riguarda i prodotti di bellezza, per la cura della persona e anti-invecchiamento.

Secondo una ricerca specializzata da parte di Allied Market Research  l’aumento della domanda da parte dei consumatori di prodotti ecologici ha spinto grandi aziende multinazionali a entrare nel mercato dei prodotti per la cura personale e naturale e a sviluppare prodotti nuovi e avanzati.

L’aumento del numero di prodotti naturali e innovativi dovrebbe alimentare la domanda di prodotti per la cura personale naturale e biologica nel periodo di previsione 2019-2025. Dopo la pandemia Covid-19 il mercato in questo settore non dovrebbe fermarsi ma, anzi, aumentare lo spettro dell’offerta in forza di una domanda esponenziale di prodotti per la cura e la igiene personale.

Il mercato globale riferibile ai soli cosmetici naturali e biologici è attualmente valutato in 11,5 miliardi di dollari e sarà più che raddoppiato (23,6 miliardi di dollari) entro la fine del 2025. Ma, ovviamente, questi dati dovranno essere necessariamente aggiornati.

In un’industria basata sulla ricerca scientifica, sostenuta da investimenti significativi per lo sviluppo di prodotti innovativi ed efficaci, oggi il consumatore vuole essere più consapevole di ciò che utilizza per il proprio corpo.

La conseguenza è che il mercato si orienta sempre più verso prodotti di bellezza che siano anche rispettosi dell’ambiente.

Il bello della tecnologia…

…o la tecnologia del bello?

Così come accaduto in tanti altri aspetti della nostra esistenza negli ultimi tre decenni, anche l’affermazione di nuovi modelli di riferimento quanto a bellezza estetica va attribuita a una esponenziale e generalizzata diffusione di informazioni e messaggi su mezzi (web e social media) che all’alba del Duemila muovevano i primi passi o non esistevano proprio (Facebook, per dire, è nato nel 2004).

Lo sviluppo di nuove tecnologie, l’evoluzione, la digitalizzazione e la frammentazione dei media, l’ideazione di software sempre più performanti e sofisticati in combinazione con la rapida proliferazione della Rete hanno influito – per merito o colpa, secondo i punti di vista – su consolidate basi storiche, filosofiche e culturali della bellezza.

La velocità di comunicazione con cui raggiungere pubblici più ampi di prima è centuplicata e continua a crescere, le informazioni sono disponibili 24 ore su 24 attraverso il web, l’etere, i satelliti, la fibra ottica…

Oggi si vive in una società “liquida”, in cui sono in atto grandi cambiamenti anche nei rapporti e nei ruoli uomo-donna e l’immagine spesso prende il sopravvento sull’identità, in un loop di messaggi uguali e contrari, vecchi e nuovi; di conseguenza, vengono dedicate molte attenzioni al nostro corpo, in una corsa continua verso la bellezza, verso nuovi look e volubili perfezioni da esibire per conquistare cuori e consensi.

Anche l’industria cosmetica, naturalmente, influenza le nostre scelte di bellezza, con le sue politiche sempre più spinte di comunicazione e marketing, con immagini, suggerimenti e suggestioni che spesso pongono le persone in una posizione di insoddisfazione del proprio aspetto, creando così un’aspettativa di bellezza spesso elevata nei consumatori.

Modalità e mode

I modelli di bellezza imposti dalle mode, dall’industria cosmetica piuttosto che dai trend-setter, dagli influencer di Instagram e dagli youtuber del momento sono proliferati grazie anche a un software messo a punto da due fratelli americani (Thomas e John Knoll) nel 1990.

Sulle prime, con quella applicazione i due fratelli volevano solo aiutare il padre fotografo sul lavoro di gestione delle immagini, ma avendone intuito la potenzialità professionale e commerciale diedero inizio alla straordinaria rivoluzione di Photoshop, il padre nobile di tutte le app con cui oggi si possono manipolare, alterare, trasformare, migliorare o stravolgere le fotografie.

“Molte volte non sono contento della immagini che vedo in giro”,

ha dichiarato Thomas Knoll in un’intervista a La Stampa  qualche anno fa, a proposito dell’abitudine quasi compulsiva di “fotoshopparele immagini.

Le donne, ad esempio, sono presentate secondo canoni di bellezza irraggiungibili, sarebbe ora che la gente tornasse a vedere un viso e un corpo come sono davvero”. 

Del bello virtuoso e di quello virtuale

Tutto è quindi iniziato con un semplice programma per computer, in grado solo di visualizzare un’immagine in bianco e nero sullo schermo di un Mac.

Ora, un quarto di secolo dopo, Photoshop è uno degli strumenti di modifica delle immagini più potenti al mondo, il re incontrastato della manipolazione delle immagini.

Photoshop sembra essere ovunque: sui nostri computer, tablet e smartphone, sui social media, sulle riviste di moda, sui giornali e persino nel nostro subconscio, tanto ne siamo pervasi.

Apparentemente siamo così abituati a foto modificate, alterate, filtrate e modificate, che le foto di celebrities non fotoshoppate diventano dei casi virali, com’è accaduto di tempo fa per Beyoncé e Cindy Crawford, giusto per citare i primi casi, le quali hanno deciso di evitare l’utilizzo di software di fotoritocco.

cindy crawford
beyoncè

Vedere queste donne dello star system così come sono, con la loro bellezza al naturale, comprese le imperfezioni della pelle, ha scatenato una discussione sui social media, riaccendendo il dibattito sull’etica del fotoritocco, su qualcosa che è diventato la norma 25 anni dopo il lancio di Photoshop.

Nell’era del web, in alcuni noti e affollati canali di relazione della società dei media, si creano delle aspettative basate su forme perfette e look trendy e seducenti.

Indipendentemente dalla fiducia in sé stessi e dalla consapevolezza riguardo la propria identità (estetica e morale), risulta quasi impossibile ignorare ciò che al loro interno viene definito come bello; di conseguenza molti individui stabiliscono – pur senza averne piena coscienza – degli standard di bellezza elevati anche per sé stessi.

Riviste, film, pubblicità e social media hanno nutrito le donne con l’idea che possono essere belle solo se hanno gambe lunghe e perfette, capelli curati in ogni piega, labbra carnose, trucco perfetto, curve nei posti giusti.

Gli uomini, che fino a poco tempo fa non avevano esigenze di  rilievo, ora devono avere un corpo tonico e depilato, capelli sempre più acconciati e declinati in varie forme e sfumature, barbe di ogni foggia e lunghezza, tatuaggi senza risparmio, sopracciglia ben disegnate…

Per avvicinarsi a queste idee (ossessioni) di bellezza uomini e donne hanno due possibilità: il dono di madre Natura (per i più “fortunati”) e il ricorso a ritocchi e interventi di medicina e chirurgia estetica.

Poi c’è – appunto – Photoshop, il ritocco fotografico alla portata di chiunque, per definire una bellezza virtuale che diventa quasi reale se replicata e condivisa migliaia di volte sui social media, caldi ripari delle ansie, dei complessi, delle frustrazioni e pure dei sogni di molti di noi, angoli quieti in cui possiamo coltivare sogni di gloria in nome di una bellezza definita e declinata in mille modi, e quindi sfuggente. Come sempre.

Bello socialmente inutile

I modi in cui l’aspetto di una persona può essere modificato tramite Photoshop sono infiniti, dall’allungamento del collo e delle gambe al taglio delle costole, al sollevamento degli zigomi, al riempimento dei capelli e al cambiamento del colore della pelle: di tutto di più, insomma, pur di trovare il proprio ideale.

Nel 2011 fece scalpore un video, creato per il sito web no-profit Global Democracy, che mostrava alcuni dei modi in cui l’industria della moda spesso manipola le immagini.

L’era digitale ha portato vantaggi meravigliosi in tutti gli aspetti della vita delle persone, ma ha anche creato problemi inaspettati, uno dei quali è la percezione distorta del bello da parte della società. 

Prima dei computer, dei software e di Internet, gli unici mezzi in grado di influenzare la nostra definizione di bellezza erano le riviste, il cinema e la tv.

Le iconiche star cinematografiche, in particolare, di cui poi in effetti si occupavano sia le riviste sia la tv, in un rapporto a circuito chiuso di modelli e ruoli immutabili e ben definiti, rappresentavano degli ideali di bellezza perfetti, irraggiungibili e con stili di vita ben diversi dalla persona media.

Divi e dive dell’epoca dell’informazione e della comunicazione precedente a questa erano sì ammirati, alcuni perfino venerati, ma inevitabilmente da lontano, quasi vivessero su un altro pianeta.

Dagli anni Novanta la tecnologia digitale ha fatto un’avanzata impetuosa, travolgente e per molti aspetti perfino appassionante, evolvendosi sorprendentemente in termini di quantità, di velocità, di diffusione e di performance funzionali.

Internet ha sovvertito ogni paradigma della comunicazione, dell’informazione, della vita quotidiana e perfino delle coscienze.

Adolescenti e adulti, donne e uomini, sono bombardati da immagini di quelle medesime celebrities che un tempo sembravano “diverse”, lontane e impossibili da raggiungere. Grazie ai social media oggi sono tutte a portata di tweet e di post.

Le loro vite sono raccontate, rese visibili e quasi tangibili da loro stesse, quotidianamente, in prima persona, interagendo teoricamente con chiunque, creando una relazione quasi intima tra loro e il pubblico che le segue, i fan, quelli che oggi si chiamano follower

Questo cambiamento generale nelle relazioni della società, l’overload di informazioni e immagini spesso adulterate hanno inevitabilmente cambiato anche la percezione del bello, ha dato alle ‘persone comuni’ la sensazione e la possibilità di diventare belle come i loro modelli ideali

E, non a caso, persone che fino all’altro ieri sarebbero rimaste in un quieto anonimato si sono invece magicamente tramutate in influencer, cioè persone che dettano mode e trend sui social media e influenzano i comportamenti del pubblico e dei consumatori.

Questi personaggi, ormai riconosciuti e parificati ai divi di un tempo (chi più chi meno, ovviamente), si sono costruiti dal nulla una professione da star con i like conquistati sotto ogni foto postata.

Le immagini pubblicate sono però spesso “dopate”, spinte alla grande con le funzionalità magiche di Photoshop e dei suoi fratelli minori tipo YouCam PerfectPic BeautyFotoRusBeautyPlusB612FaceTunePerfect 365Peachy.

Le foto riflettono, rimandano e propongono – spesso in maniera compulsiva – nuovi modelli e nuovi canoni del bello, ma il cui fine ultimo è quello di vendere un prodotto, sia esso il personaggio in sé, uno stile di vita o, soprattutto, un qualsiasi cosmetico o accessorio di moda.

Per secoli la società ha plasmato e cambiato il modo in cui definiamo la bellezza. 

Una bella presenza è importante per la vita sociale e, in certi casi, anche per il successo nella professione, ma l’assimilazione del modello omogeneo di “perfezione”, così familiare nella nostra società, non migliora nessuno.

Piuttosto che costruire il mondo e il suo futuro su principi di bellezza esteriore e fisica, la nostra società ha bisogno di menti capaci di rendere il mondo un posto migliore.

Poi un giorno i signori e padroni del web potrebbero decidere di modificare e cambiare gli algoritmi che governano i social media; ecco che magari tutta questa ubriacante compulsione sul trattamento delle proprie immagini e la “grammatica” che le fa funzionare spariranno, sostituite da chissà cosa.

Ma ormai noi siamo pronti a tutto, ci sarà sempre un Photoshop dietro l’angolo e un dio che lo governa.

Bellezza e benessere

Una recente indagine (2018) a livello mondiale, condotta dalla società di ricerca Euromonitor, ha rivelato che le definizioni di bello da parte dei consumatori potrebbero essere rivolte a qualcosa che dà la priorità ai sentimenti e alle emozioni, agli stati di benessere interiore piuttosto che soltanto agli aspetti esteriore.

La ricerca annuale Euromonitor traccia le tendenze dei consumi e il comportamento di acquisto in 20 mercati di tutto il mondo relativi ai prodotti per la bellezza e la cura della persona.

Per il sondaggio, i consumatori hanno classificato una lista di dieci qualità con cui definire la bellezza.

Tra questi, “l’ aspetto sano” era la definizione più votata, seguita da vicino da “igiene e pulizia”, “stare bene nella propria pelle” e “fiducia interiore”.

Le classiche qualità esteriori con cui in genere si identifica la bellezza, come “aspetto gradevole” o “aspetto giovanile”, si trovano in fondo alla lista.

I risultati sembrano mostrare una definizione mutevole di ciò che i consumatori considerano bello.

Sebbene la società odierna stia costantemente ridefinendo gli standard di bellezza, essa è stata storicamente determinata e magnificata sempre in riferimento all’aspetto esteriore di una persona e del suo benessere 360 gradi

Solo nell’ultimo decennio si è sviluppato e diffuso il concetto di  “bellezza interiore”.

definizione di bellezza

Coltivare la vera bellezza interiore

…un contributo di Miki Vouk, New York.

Sappiamo tutti che la bellezza conta, ma non è solo del nostro aspetto fisico di cui dovremmo preoccuparci: e la nostra bellezza interiore?

La bellezza può influenzare la nostra vita sociale, l’attrazione verso i nostri partner e spesso la nostra autostima.

Ma il termine bellezza non riguarda solo l’apparenza estetica.

Quando capita di sentirsi felici e contenti, questo stato d’animo traspare in tutta evidenza sul nostro aspetto, trasformandolo, rendendoci così radiosi che nessun tipo e quantità di cosmetici sarebbe in grado di fare altrettanto.

Insomma, l’elisir di bellezza sta dentro di noi, sotto forma di piccole felicità.

Le persone spesso pensano che l’acquisizione di alcune cose – più soldi, il partner perfetto, un lavoro migliore, una casa più grande o una nuova automobile – li renderà più felici.

Daniel Gilbert, professore di psicologia ad Harvard e autore del best-seller del New York Times “Stumbling On Happiness (Inciampando nella felicità)”, dice che i nostri cervelli giudicano costantemente ciò che ci rende davvero felici.

Diversi studi hanno infatti dimostrato che sono le piccole cose che fanno la più grande differenza su come ci si sente, su come procediamo nella vita.

Per liberare la felicità che “sonnecchia” al nostro interno e raccoglierne i frutti ci vuole molto esercizio e disciplina,  bisogna lavorare quotidianamente su di noi.

E non dimentichiamo che anche l’esercizio fisico ci fa sentire meglio, riduce la tensione, aumenta l’energia e migliora la nostra conformazione corporea senza bisogno di “aiutini” digitali.

La felicità non è un’emozione che accade magicamente, è uno stato mentale che si può creare. Ecco alcuni consigli.

  1. Tu e lo specchio

La bellezza non dipende da forme e dimensioni perfette, ma dal tipo di atteggiamento che si ha verso il proprio corpo.

Invece di limitarti a darti un’occhiata allo specchio per controllare i capelli o assicurarti che quell’imperfezione fastidiosa sia scomparsa, osservati e concentrati sulle tue caratteristiche preferite, invece di trovare difetti alla tua immagine.

Una volta superato l’imbarazzo iniziale, parla al tuo io speculare, proprio come faresti con il tuo migliore amico, magari con un sorriso.

È infatti scientificamente provato che il cervello umano non può distinguere tra un sorriso spontaneo e un sorriso poco genuino.

Questo è positivo, perché fa pensare al tuo cervello che sei felice, facendoti sembrare anche più attraente.

Questo esercizio rilascia neurotrasmettitori di benessere chiamati endorfine, che calmano il sistema nervoso e innescano sentimenti positivi.

Il dialogo interiore è il linguaggio che usiamo per parlare a noi stessi e sta alla radice dell’autostima: un atteggiamento positivo verso sé stessi può portare molti benefici.

Dopo avere sfidato lo specchio e cancellato le parole scoraggianti dal tuo vocabolario mentale, prova a stare dritto sulla schiena, con la testa più alta, lavora sulla postura, sorridi e assicurati di essere in grado di guardare le persone negli occhi.

Comportarsi come se avessi più fiducia in te stesso può farti sentire più sicuro, innescando un circolo virtuoso.

  1. Sii occupato, ma non sopraffatto

Tutti hanno bisogno di una ragione per alzarsi la mattina. In giapponese, si chiama ikigai. Gli indù lo chiamano dharma. Conoscere il nostro scopo e sentirci necessari ci aiuta a connetterci con le nostre comunità.

A volte, tuttavia, facciamo più di quanto possiamo gestire e gli studi dimostrano che le persone sottoposte a pressioni temporali riferiscono di sentirsi meno felici.

Quindi diamo la priorità alle cose che contano di più per noi. Bisogna sforzarsi di dire no e a non accettare e vivere certe situazioni come fossero un obbligo.

  1. Incontra i tuoi amici nella vita reale

Gli esseri umani sono strutturati per la connessione sociale, ma mentre i rapporti online possono compromettere il centro di ricompensa del tuo cervello con la dopamina neurochimica (che crea dipendenza), i rapporti con la tua famiglia e i tuoi amici nella vita reale producono l’ossitocina, il cosiddetto ormone dell’amore, che contribuisce a ridurre lo stress e l’ansia, favorendo l’empatia, la fiducia, il senso di appartenenza e la socializzazione.

Il contatto fisico unito a quello emotivo sono potenti farmaci per il corpo: abbassano la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca e i livelli di cortisolo, (ormone dello stress) aumentano l’immunità, alleviano il dolore e ci rendono più felici.

Le relazioni virtuali non possono sostituire il contatto fisico con le persone..

  1. Scegli amici felici

È stato dimostrato che la felicità è contagiosa. Trascorrere del tempo con persone felici ti fa sentire più felice e rende anche più probabile che tu possa essere felice in futuro.

Come non ti siedi accanto a un fumatore per respirare deliberatamente il suo fumo, allo stesso modo non uscire con le persone negative per subire le loro vibrazioni nocive.

Cerca amici tranquilli, solari, con una disposizione a vivere in maniera positiva.

  1. Sii gentile e generoso

Diversi studi hanno dimostrato che anche quando doniamo attenzioni e azioni positive  agli altri produciamo ossitocina.

Non è un caso se le persone che fanno volontariato sono più felici, più sane e hanno meno probabilità di soffrire di depressione. Persino spendere soldi per gli altri più che per noi stessi fa sentire più felici.

Martin Seligman, fondatore della psicologia positiva, accademico (University of Pennsylvania) e saggista conosciuto in tutto il mondo, sostiene che “esistono solo tre tipi di vita: quella piacevole, quella impegnata e quella significativa. Mentre una vita piacevole può sembrare più allettante, impegnarsi nel servizio agli altri e fare un lavoro significativo fornirà una felicità più duratura”.

  1. Il legame tra cibo e umore

I batteri buoni che vivono nell’intestino – il microbiota – producono molti dei neurotrasmettitori che influenzano i tuoi stati d’animo, tra cui l’80-90 per cento della serotonina, l’ormone del benessere e della felicità.

Sono infatti stati scoperti collegamenti sorprendenti tra la composizione del microbiota e alcuni aspetti della nostra salute: non solo quelli più attesi, come il benessere del tratto digestivo e l’obesità, ma anche alcuni più imprevedibili, come il funzionamento del sistema immunitario o addirittura del cervello.

Alcuni studi (Giappone, Canada, Irlanda, Stati Uniti) sono arrivati addirittura a ipotizzare delle associazioni tra squilibri del microbiota e alcuni disturbi mentali.

Al punto che, soprattutto negli Stati Uniti, stanno già pensando di utilizzare i “microbi dell’umore”, o “psicobiotici”, come supplementi per migliorare lo stato mentale.

Per creare i fattori neurochimici in grado di contribuire a realizzare le condizioni ideali per la diffusione di serotonina e psicobiotici endogeni – sempre fatte salve eventuali controindicazioni da parte del medico – abbiamo bisogno di una dieta ricca di alimenti integrali, compresi carboidrati complessi, amminoacidi (principalmente da proteine ​​magre), antiossidanti e fitonutrienti (da alimenti vegetali), vitamineminerali come il folato (si trova in verdure a foglia verde e legumi) e acidi grassi essenziali (da pesce azzurro, noci e olio extra vergine di oliva).

I microbi nell’intestino hanno anche la responsabilità di mantenere l’intestino in equilibrio.

Per questo è importante incorporare alimenti lacto-fermentati, ricchi di probiotici come crauti, latte di kefir e kimchi nella nostra dieta e mangiare cibi ricchi di prebiotici e fibre solubili per alimentare i “batteri buoni” che vivono nel vostro sistema digestivo per mantenerlo robusto e sano.

Vanno evitati cibi zuccherati, alimenti trasformati e sostanze alimentari difficili da digerire e che possono creare intolleranze. Ricordiamo che è sempre doveroso rivolgersi al proprio medico, prima di effettuare cambiamenti importanti nella propria dieta.  

  1. Dormi sereno

Sentirti stanco può renderti irritabile e impaziente. La privazione del sonno aumenta anche i livelli di stress e il rischio di depressione e riduce la libido.

Al contrario, riposare sette-nove ore a notte aumenta l’immunità, la produttività, la motivazione e la memoria e aiuta a stabilizzare le emozioni.

Uno studio ha scoperto che le persone che non dormono abbastanza hanno maggiori probabilità di sperimentare pensieri negativi ripetitivi.

Un altro studio ha rilevato che le persone non hanno sufficienti capacità nel valutare le emozioni sottili negli altri, rendendole meno capaci di entrare in empatia e andare d’accordo con loro.

Su sonno e insonnia leggi anche qui.

Praticare una buona igiene del sonno richiede disciplina e pratica.

Cerca di spegnere tutti i dispositivi elettronici almeno un’ora prima di andare a letto, cerca di non mangiare prima di andare a dormire ed evita di bere alcolici almeno tre o quattro ore prima, perché può disturbare il tuo profondo sonno REM.

La meditazione, tisane sedative, come la passiflora e la melissa e perfino un ammorbidente alla lavanda per le lenzuola possono essere utili per un sonno più sano e appagante.

  1. Pratica la gratitudine

Mantenere un diario di gratitudine sembra una perdita di tempo, ma è stato dimostrato che riduce i livelli di dolore, gli ormoni dello stress e la pressione sanguigna, aumenta la motivazione e l’ottimismo e migliora il sonno, gli stati d’animo e la soddisfazione della vita.

Inizia scrivendo prima di andare a dormire tre cose che ti hanno gratificato, e ringrazia per quanto ricevuto.

Mostra la tua gratitudine agli altri inviando loro una cartolina (sì, la proprio la vecchia cartolina) o chiamandoli per dir loro semplicemente  grazie.

Oppure, trascorri semplicemente del tempo all’aria aperta per apprezzare la bellezza della natura ogni volta che puoi.

In conclusione (ma senza una fine)

Come abbiamo tentato di illustrare (ma tanto sarebbe da aggiungere) la bellezza è qualcosa di più che semplici caratteristiche fisiche.

Il modo in cui vediamo noi stessi e affrontiamo il nostro mondo interiore è un fattore decisivo per come le persone pensano quanto e come siamo belli, sia dentro che fuori.

La bellezza che si trova dentro di noi ha il potere di andare oltre le aspettative della società e, fortunatamente, il mondo spalanca le sue braccia alle persone intelligenti, agli appassionati e ai saggi.

Agli altri potrebbe essere necessario più tempo per trovare qualcosa in noi, ma se c’è bellezza e sostanza tutto verrà inevitabilmente  allo scoperto

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Maurizio Lupi
Free lance, con ampia esperienza pubblicistica, di ufficio stampa e di curatore di varie iniziative editoriali. Dal 2000 svolge anche attività di web content manager, attività sviluppata a lungo anche attraverso progetti di importanti operatori privati e istituzionali.

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