comfort zone

Allargare La Nostra Comfort Zone è Il Vero Comfort

La vita inizia alla fine della nostra abituale comfort zone

Che cos’è una comfort zone o zona di comfort?

Una zona di comfort è “uno stato psicologico in cui una persona si sente a proprio agio e controlla il proprio ambiente, sperimentando bassi livelli di ansia e stress”. Ognuno di noi ha la propria “comfort zone” che, più che un luogo reale, è un costrutto psicologico/emotivo/comportamentale che definisce la routine della nostra vita quotidiana.

 La nostra zona di comfort è il nostro posto sicuro, sono le cose regolari, prevedibili, che non causano stress mentale o emotivo alla nostra esistenza. È il nostro luogo di sospensione, dove possiamo conservare la nostra energia ed evitare grandi cambiamenti. È il percorso che ci siamo immaginati, l’obiettivo di massima che ci siamo prefissi nella vita e nel lavoro, e nel quale viviamo per salvaguardarci da eventi imprevedibili e mentalmente faticosi.

Abbiamo tutti una zona di comfort, anzi più di una, un “rifugio” psicologico che ci è familiare, in cui ci sentiamo sicuri. Pertanto, si può presumere che, uscendo dalla propria zona di comfort, aumenterà l’ansia e, in una certa misura, genererà stress.

Sperimentare un po’ di stress e ansia ogni tanto è una buona cosa. Non possiamo pensare di rimanere avvolti sempre nel nostro piccolo, caldo e accogliente bozzolo, senza azzardare alcuna esperienza, rischio o sfida che abbia un significato. O senza che la vita stessa ci ponga di fronte a situazioni sconosciute no imprevedibili.

comfort zone

Alasdair White e la “comfort zone”

Molti psicologi e studiosi di risorse umane consigliano di abbandonare ogni tanto le nostre zone di comfort in quanto ritengono che così facendo, utilizzando positivamente lo stress, possiamo migliorare la forza mentale e la consapevolezza.

Alasdair White,  lo studioso che ha coniato il termine “comfort zone” con il libro “From Comfort Zone to Performance Management, in cui sostiene che per ottenere prestazioni elevate, si debba sostenere una certa quantità di stress.

Alasdair White è un consulente manageriale specializzato nella gestione delle risorse umane e nello sviluppo organizzativo. La sua sede di lavoro è a Bruxelles, in Belgio, dove insegna Economia Comportamentale presso la United International Business Schools, e vanta una lunga pratica internazionale, con clienti in tutta Europa, Medio Oriente, Africa ed Estremo Oriente. È consulente di banche internazionali come Citibank ed Ecobank, compagnie assicurative, multinazionali come IBM, compagnie petrolifere come ADCO, catene alberghiere come ITT-Sheraton, istituzioni internazionali come la Commissione Europea e le Nazioni Unite.

From Comfort Zone to Performance Management

 

 

Secondo White, quindi, la nostra zona di comfort è uno spazio comportamentale in cui tendiamo a trascorrere la maggior parte del nostro tempo. Alcuni di noi più di altri. È uno spazio in cui i nostri comportamenti e le attività si adattano a una routine e a un modello che riduce al minimo lo stress e la percezione del rischio, cadendo facilmente in comode abitudini che nel tempo possono creare un senso di compiacimento e di noia. Operare all’interno di questi comportamenti e modelli ci fornisce un senso di benessere mentale. Le comfort-zone non sono né “buone” né “cattive”, sono solo… zone di comfort; perché, dopo tutto, siamo solo esseri umani.

Zona di comfort e pericoli immaginari

Per la maggior parte di noi, questo spazio comportamentale non è governato da alcuna minaccia reale, ma piuttosto da ciò che percepiamo come minaccioso. È vero che ci sono cose al di fuori della nostra comfort zone che sono pericolose come, per esempio, correre in auto a 200 all’ora lungo una strada stretta e trafficata o cercare di rubare il cibo a un leone… Tuttavia ci sono molte cose al di fuori delle nostre zone di comfort che in realtà non sono assolutamente pericolose.

Molti di noi, sempre per esempio, hanno paura di parlare in pubblico. Ma una rapida ricerca su Google ci informa che nessuno è mai morto solo per aver parlato in pubblico. Un discorso balbettante o una brutta presentazione  in pubblico non sono certo il massimo, d’accordo, ma di solito non sono causa di problemi gravi e duraturi.

Di solito parlare in pubblico terrorizza le persone perché non l’hanno mai fatto, o hanno timore del giudizio altrui  o perché hanno vissuto qualche frustrante esperienza altrui da spettatori, rimanendone colpiti. Le nostre esperienze, supposizioni, azioni e comportamenti in questo esempio – ma vale anche per altre situazioni, ovviamente – hanno collocato il fatto di parlare in pubblico al di fuori della nostra zona di comfort.

Ma ci sono moltissimi esempi di persone che hanno superato questa paura, che ora si sentono a proprio agio alzandosi e parlando senza più problemi anche davanti a migliaia di persone. Ci sono riusciti proprio abbandonando (o allargando) la loro zona di comfort. Semplicemente, affrontando il rischio di non fare una bella figura, ma imparando da ogni piccolo fallimento.

comfort

Il rischio che allarga la comfort zone

 

La nostra “vita reale” è la somma – articolata e complessa – di tutte le esperienze della nostra vita, non solo quelle con le quali ci sentiamo a nostro agio. Sperimentare la propria “vita reale” nella sua totalità è importante, se vogliamo diventare delle  persone migliori. Spingendo noi stessi a fare scelte e cose scomode apriamo, anzi forziamo il nostro “archivio” di conoscenze e risorse ancora non sfruttate. Non sapremo mai cosa siamo realmente e quanto siamo forti fino a quando non accettiamo delle sfide con noi stessi.

I rischi sono esperienze di crescita, indipendentemente dal risultato. Accontentarsi della mediocrità è un prezzo troppo alto da pagare per la sensazione di relativa sicurezza che ci offre la nostra zona di comfort. Lasciare che sia la nostra zona di comfort a dettare la nostra esperienza non è certo  il modo migliore di godere pienamente delle opportunità che ci offre vita per governarla.

Uscire dalla comfort zone, invece, ci aiuta a imparare come affrontare il cambiamento.

Le comfort-zone esistono in ogni area della nostra vita. La chiave è essere consapevoli di esse ed esaminare quali zone di comfort ci piacerebbe o dovremmo modificare per migliorare noi stessi

Quando riusciamo a identificare dei nuovi modelli di comportamento, e le conseguenti azioni da prendere per ridurre al minimo lo stress e mantenerci “al sicuro”, possiamo lavorare su di noi sfiorando i confini della nostra zona di comfort fino a espanderli.

L’ansia ottimale

Più di un secolo fa, nel 1907, lo psicologo Robert Yerkes raccontò di uno spazio comportamentale in cui, per massimizzare le prestazioni, gli umani dovevano raggiungere livelli di stress leggermente superiori al normale. Ha chiamato questo spazio “ansia ottimale” ed è appena al di fuori di quella che Alasdair White ha poi definito come la nostra zona di comfort.

Tuttavia, come tutti sappiamo, la sensazione di sicurezza è seconda solo ai requisiti fisiologici nella gerarchia dei bisogni della Scala di Maslow. C’è un motivo per cui la maggior parte di noi non vuole uscire dalla comfort zone: ci tiene in vita. Lo stesso Robert Yerkes, che ha elaborato il concetto di “ansia ottimale”, afferma che “l’ansia migliora le prestazioni fino al raggiungimento di un certo livello di eccitazione. Oltre quel punto, le prestazioni peggiorano”.

zona di comfort

Quindi, come troviamo il perfetto equilibrio tra uno stato passivo di ricerca di confort e uno stato attivo di ricerca della crescita? Come troviamo questa “ansia ottimale”? Si potrebbe cominciare facendo le cose banali di ogni giorno in modo inconsueto, per esempio, come prendere una strada diversa per andare a lavorare o provare un nuovo ristorante senza aver prima controllato compulsivamente TripAdvisor… Banalità, appunto, ma da qualche parte bisogna pur cominciare.

Le zone di comfort non sono né buone né cattive

 

Ci vuole un po’ di coraggio e fatica per affrontare situazioni nuove o fare cose diversamente dal solito per uscire dalla comfort zone. Siamo creature abitudinarie e amiamo il nostro confort. Per non stressarci troppo, quindi per raggiungere quel livello di “ansia ottimale”, non occorre essere così duri con sé stessi. La crescita è crescita, che può anche essere lenta, ma allo stesso tempo anche inesorabile.

Uno dei modi migliori per crescere è testare i limiti di ciò che la maggior parte della gente considera “normale” per vivere la vita che si desidera. Solo quando smetteremo di lasciare che paure e ansie ci trattengano, inizieremo a fare nuove – e spesso grandi – scoperte nella vita.

Facendo una ricerca su Google con il termine comfort-zone, troviamo affermazioni come queste:

  • La vita inizia solo ai margini della tua zona di comfort!
  • Nulla di buono è mai cresciuto in una zona di comfort.
  • Se non sei fuori dalla tua comfort zone, non stai imparando nulla.

In altre parole, le zone di comfort non pare godano di una buona reputazione… Ma è proprio vero che nulla di buono viene dal trovarci all’interno delle nostre zone di comfort? O che bisogna proprio uscire dalla nostra zona di comfort per fare o imparare qualcosa? Non è necessariamente così, anche se uscire dalla nostra zona di comfort quando è un momento di transizione, crescita e trasformazione è importante.

 

Il bersaglio, la zona di comfort, il rischio e la “morte”

 

Rhonda Britten, fondatrice del Fearless Living Institute, afferma che le nostre “comfort zone” vadano allargate, più che abbandonate. “Non è importante che ci liberiamo delle nostre zone di comfort”, sostiene Britten. “In questo modo possiamo ottenere una zona di comfort più ampia possibile, perché più è ampia, più sicuri ci si sente in diverse aree della nostra vita. Quando si possiede una grande zona di comfort, si possono quindi correre rischi più “importanti”, quelli che ci cambiano davvero”

comfort zone
Rhonda Britten

Immaginiamo un bersaglio”, spiega Rhonda Britten. “Il centro è la nostra zona di comfort, l’anello più vicino è la nostra zona “allargata”, quello successivo rappresenta la nostra zona “a rischio”, mentre tutto ciò che è oltre è la nostra zona quasi impraticabile, inconfessabile anche a noi stessi. Ogni volta che ci si muove in ​​una nuova zona è necessario passare attraverso un po’ di paura, perché siamo costretti a pensare in modo diverso su noi stessi e su ciò di cui siamo capaci”.

Primo anello: allargare la nostra zona di comfort

Ci allarghiamo ponendo in atto piccoli miglioramenti e cambiamenti, vincendo pigrizie mentali e fisiche e paure senza senso, rispondendo a una semplice domanda: “In quale area della mia vita potrei fare un cambiamento positivo per migliorare?”. Potrebbe essere la salute, o il lavoro, o la vita sentimentale… Una volta ottenuta la risposta, si possono fare quelle  tre cose che, per prime, ci sentiamo in dovere fare in quella zona. E subito fare una di esse oggi stesso.

Secondo anello: accettare un rischio

“Un rischio è qualcosa in cui non siamo sicuri di avere successo”, dice Britten. “È qualcosa che vorremmo poter fare, ma che non crediamo sia possibile: è una specie di estensione di chi siamo già ma non la vogliamo affrontare”. Possiamo intervenire ancghe sullo stesso tema che abbiamo scelto per allargare la nostra zona di comfort. Rendiamolo più difficile, facciamolo diventare un obiettivo che non avremmo mai pensato di ottenere..

Anelli fuori zona

Se devo farlo, “morirò”. Sono quei rischi che mettono il luce una grande paura di fallire. Sono anche quei desideri segreti, nascosti in profondità, quelli che non ammetteremmo mai a nessun altro. Poniamoci una domanda: “Sarebbe fantastico se potessi fare XYZ, ma non è quello che io penso mi rappresenti in realtà”. Non importa: se l’abbiamo pensato questa è una sfida “mortale”. Quindi bisogna agire e adottare le misure necessarie per realizzare effettivamente XYZ. Potrebbe trattarsi di lasciare il proprio lavoro e tornare all’università a 35 anni o di viaggiare all’estero da soli, in un paese in cui nessuno parla italiano e neanche inglese o, ancora, attraversate l’Atlantico con una barca a vela da soli (qualcuno l’ha fatto!). Rischi massimi, ma con un’estensione incredibile della zona di comfort, in cui poi non si ha quasi più paura di nulla. Quasi. Ed è bene che ci fermiamo al “quasi”, altrimenti saremmo degli irresponsabili.

Espandere la comfort zone, ispirare e motivare sé stessi

Quello che è un rischio per noi potrebbe essere solo la norma per qualcun altro. Riguarda le emozioni e la mentalità: quando si inizia a espandere, a rischiare e a “morire”, la nostra zona di comfort crescerà e scopriremo che le cose che prima erano “da morire” ora sono solo dei rischi. “Attenzione a non focalizzarsi troppo sui risultati”, avverte Rhonda Britten. Espandere la nostra zona di comfort significa motivare e ispirare sé stessi in modo da coinvolgerci positivamente. Non si tratta di “essere bravi in tutto”, ma di non avere paura di provare.

Si può cominciare ad uscire dalla comfort zone con un primo piccolo esercizio: fare ogni giorno qualcosa di nuovo e di “scomodo”, di diverso dalla nostra routine. Sperimentiamo le nostre paure e ascoltiamo le nostre emozioni in quel momento.

Siamo disposti ad andare oltre il conosciuto, nell’ignoto? Il cambiamento che desideriamo vale il disagio di lasciare ciò che ci è familiare? Nessuno può rispondere a queste domande se non noi stessi. Soprattutto, non sottovalutiamo mai il potere della nostra intuizionecosa ci sta dicendo il nostro istinto? Dobbiamo avere fiducia nel nostro intuito, spesso guida la ragione e feconda l’anima.

Summary
Allargare Le Nostre Comfort Zone è Il Vero Comfort
Article Name
Allargare Le Nostre Comfort Zone è Il Vero Comfort
Description
La nostra comfort zone "Immaginiamola come un bersaglio", spiega Rhonda Britten. "Il centro è la nostra zona di comfort, l’anello più vicino è ... SCOPRI DI PIU'!
Author
Publisher Name
BIP Communication
Publisher Logo
Torna su