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Hamburger vegetariano o di carne coltivata? Una scelta, 2 opzioni.

Aggiornamento: luglio 2021

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Hamburger vegetariano o di carne coltivata? A una prima lettura – e anche a una seconda, ammettiamolo – sembrerebbe un quesito campato per aria, anche paradossale, ma la faccenda è un po’ più complessa, intrigante e pure piena di speranza.

E vale la pena di leggere “l’antefatto” e capire, a grandi linee, il quadro di riferimento, prima di arrivare alla risposta del nostro quesito. Scegliere un hamburger vegetariano o di carne coltivata ci dovrebbe comunque portare verso un mondo migliore e più sostenibile.

La domanda di carne non è mai stata così alta, ma il modo in cui la produciamo oggi è insostenibile e, per alcuni, eticamente discutibile. Quindi aziende e scienziati di tutto il mondo stanno sviluppando la tecnologia migliore per produrre carne nei loro laboratori senza la necessità di allevamenti di bestiame.

Mentre i colossi McDonald’s e http://mangos-falmouth.co.uk/portfolio-category/nightlife/ Burger King hanno inserito l’ papally hamburger vegetariano, anzi, decisamente veg come Beyond e Impossible nei loro menu, in Olanda, a Maastricht, presso la locale università, il ricercatore e Docente di Fisiologia Vascolare Mark Post con la sua equipe scientifica ha messo a punto negli anni scorsi un sistema di produzione di hamburger di carne vera, proprio come quella delle mucche al pascolo, partendo dalle normali cellule di un bovino adulto.

Si tratta di un prodotto ben diverso da un hamburger vegetariano... Mark Post ha ottenuto il suo primo hamburger di carne coltivata già nel 2013. In tutto questo tempo ha potuto migliorare e testare il processo produttivo e la qualità del prodotto, sia sotto il profilo alimentare sia sotto l’aspetto – ancora più importante – della sicurezza per la salute.

Hamburger vegetariano o di carne coltivata?
Mark Post

La carne prodotta, per quanto sia uguale a quella naturale sotto ogni aspetto, non può però essere chiamata carne, ma va specificato che si tratta di carne coltivata, proprio perché nasce da colture di laboratorio.

La rivoluzione epocale della carne in provetta.

La carne coltivata viene creata raccogliendo in maniera assolutamente indolore le cellule muscolari di un bovino vivo. Gli scienziati quindi nutrono le cellule in modo che si moltiplichino per creare tessuto muscolare, cioè il componente principale della carne che si mangia abitualmente.

Quel tessuto è esattamente e biologicamente lo stesso del tessuto di carne che proviene da un bovino adulto. Le cellule crescono in fili e 20.000 di questi piccoli fili di carne vengono quindi combinati per creare un hamburger di dimensioni normali.

Se l’attuale utilizzo massiccio, e anche troppo disinvolto di antibiotici, può essere la causa della proliferazione di batteri resistenti attraverso la carne che mangiamo abitualmente, questo non sarà più un problema, in quanto la carne così creata ne sarà assolutamente priva. Con grande beneficio per la salute e per la spesa sanitaria.

La FAO – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura – stima che la domanda di carne aumenterà di oltre i due terzi nei prossimi 40 anni e che i metodi di produzione attuali non sono più sostenibili.

carne coltivata
Carne coltivata, prove tecniche di hamburger by Mosa Meat

Nel prossimo futuro sia la carne sia altri alimenti oggi di base diventeranno probabilmente prodotti costosi a causa dell’aumento della domanda di spazi e colture per la produzione di carne, a meno che non si trovi un’alternativa alimentare sostenibile, come appunto potrebbero essere l’ hamburger vegetariano e quello di carne coltivata

Un prodotto rivolto al benessere umano, animale e ambientale

Il bovino adulto di allevamento contribuisce al riscaldamento globale attraverso il rilascio incontrollato di metano, un gas serra 20 volte più potente del biossido di carbonio (CO2).

L’aumento previsto della domanda di carne alzerà significativamente i livelli di metano, anidride carbonica e protossido di azoto e potrebbe causare la perdita di biodiversità.

La carne coltivata è probabilmente l’opzione più sostenibile per il nostro benessere e per l’ambiente e potrebbe cambiare per sempre  il modo in cui mangiamo e pensiamo al cibo.

Secondo una ricerca dell’Università di Oxford la produzione di carne coltivata potrebbe ridurre del 99% lo spazio degli attuali allevamenti, diminuendo drasticamente le emissioni di gas serra.

Mentre il mondo fatica a soddisfare le esigenze di 9-10 miliardi di bocche entro il 2050, affrontando contemporaneamente l’impatto ambientale e i fattori negativi dell’agricoltura industriale, il cibo si avvia sempre più a essere un prodotto dell’ingegno umano.

I primi prodotti a base di carne coltivata dovrebbero apparire nei supermercati nel corso della fine del 2021, nonostante i ritardi dovuti alla pandemia da Covid-19.

La rivoluzione epocale della carne in provetta.
Carne coltivata, prime confezioni | Melbourne University

Con l’allevamento di bestiame che rappresenta quasi il 18% di tutte le emissioni di gas serra, monopolizzando il 70% di tutti i seminativi e il 46% di tutta la produzione agricola per mangimi e con un aumento previsto del 73% della domanda globale di prodotti a base di carne fino al 2050, la produzione di carne coltivata su larga scala sarebbe una grande opportunità e una valida alternativa a un hamburger vegetariano non ancora in grado di soddisfare al 100% il palato con lo stesso gusto della carne.

Ben 145 milioni di hamburger da un solo bovino adulto. Vivo.

Secondo la stessa Università di Maastricht le cellule di una singola mucca potrebbero produrre ben 145 milioni di hamburger, mentre con i metodi di allevamento tradizionali ci sarebbe bisogno di 440.000 bovini adulti ed estesi allevamenti intensivi per ottenere la medesima quantità.

Considerato che da un animale macellato si possono ottenere “soltanto” 400 hamburger, non occorre aggiungere alcun commento a questi rigorosi dati numerici e alla conseguente convenienza per tutti.

Poiché la coltura cellulare è un processo sterile, e quindi non necessita dell’utilizzo di antibiotici, e poiché i livelli di grasso e colesterolo delle carni coltivate possono essere assolutamente controllati, al pari dell’hamburger-vegetariano, ci sarebbero anche indubbie ricadute positive per la nostra salute, il nostro benessere complessivo e per la spesa sanitaria collegata alle patologie dovute all’eccesso di grassi e colesterolo nella dieta.

La carne, i gas serra e i cambiamenti climatici

Gli attuali metodi di produzione della carne hanno portato a un significativo declino del valore nutritivo della carne, un aumento delle malattie di origine alimentare e un devastante esaurimento delle risorse naturali. 

Inoltre, si ritiene che gli attuali processi di produzione della carne contribuiscano principalmente a danni quasi irreversibili all’ambiente attraverso l’inquinamento, la deforestazione e varie emissioni di gas serra (Frontiers in Sustainable Food Systems). 

La carne, i gas serra e i cambiamenti climatici
European Union Institute for Security Studies (EUISS), Climate Change

Mangiare carne coltivata in laboratorio potrebbe quindi avere un notevole impatto positivo sull’ambiente; la zootecnia, infatti, contribuisce notevolmente ai cambiamenti climatici e al degrado ambientale.

Se dovesse continuare questo trend, entro il 2050 le industrie della carne e dei latticini supereranno i combustibili fossili come i più inquinanti al mondo.

Di fronte a queste prospettive francamente inquietanti, appare evidente che l’unico modo in cui noi, come individui e consumatori, possiamo ridurre il nostro carico sul pianeta, è mangiare più cibi vegetariani o addirittura vegani. 

Pertanto, molte più persone scelgono di seguire tendenze vegetariane o di passare del tutto a una dieta a base vegetale, approvvigionadosi a fonti proteiche alternative alla carne. Esiste e sta crescendo, inoltre, un movimento di persone che sceglie di evitare del tutto i prodotti animali per motivi etici e preoccupazioni per il benessere degli animali.

La tendenza è hamburger vegetale, la prospettiva è carne coltivata

La carne coltivata, in teoria, dovrebbe risolvere molti problemi ambientali, etici e alimentari. Coltivando carne commestibile solo da un gruppo di cellule rigenerative, infatti, potremmo avere potenzialmente un prodotto facilmente riproducibile con un sapore altrettanto buono, pur vantando lo stesso valore nutritivo di quella proveniente da allevamenti. Tutto a un costo drasticamente inferiore sia per l’ambiente sia per gli animali. 

Secondo l’autorevole rivista New Scientist, questa rivoluzione appare disperatamente necessaria. La popolazione mondiale è in crescita, con altri 2 miliardi previsti entro il 2050. Si prevede che la domanda di carne cresca del 70%, aumentando notevolmente la pressione su risorse limitate come terra e acqua. Questo a sua volta guiderà il cambiamento climatico.

Secondo Mark Post, che ha poi appositamente fondato l’azienda Mosa Meat, il processo di produzione della “sua” carne richiede il 99% in meno di terra e il 96% in meno di acqua rispetto all’allevamento di bestiame.

Un rapporto del 2018 del Good Food Institute indica che il consumo totale ed esclusivo  di carne coltivata potrebbe ridurre le emissioni di gas serra fino all’87% rispetto agli allevamenti tradizionali, con ricadute positive sui cambiamenti climatici.

La carne, i gas serra e i cambiamenti climatici
Rancho Compassion – B. Stone

Nonostante queste affermazioni, i potenziali impatti della temperatura nella produzione della produzione della cultured meat devono ancora essere attentamente studiati e gli scienziati della Maastricht University continuano a testare l’impatto ambientale riguardo alle procedure dei sistemi industriali necessari per (ri)produrre la carne coltivata.

In molti ritengono, infatti, che la produzione su larga scala di carne coltivata, in effetti, potrebbe risultare a più alta intensità energetica e che la CO2 prodotta dai laboratori potrebbe essere un problema, a differenza dall’hamburger-vegetariano che produce CO2 in misura limitata.

Il viaggio verso la produzione di massa è appena nelle sue fasi iniziali, pertanto sussistono ancora problemi riguardanti il processo di generazione ed elaborazione produttiva in modo economico, totalmente sostenibile e scalabile.

Il primo hamburger “coltivato” è costato 600mila dollari al chilo

Per produrre il primo hamburger coltivato in laboratorio, prodotto da Mark Post nel 2013, sono stati necessari miliardi di cellule ed è stato speso il corrispettivo di 600 mila dollari al chilo.

Secondo gli scienziati, il processo molto costoso della produzione di cellule continuerà a rendere ancora proibitivi i costi della cultivated meat per i consumatori almeno per il prossimo decennio, fino a quando la tecnologia e l’ottimizzazione dei costi non saranno in grado di consentire drastiche economie di scala: l’ hamburger vegetale può quindi ancora contare su un notevole margine di vantaggio sotto il profilo economico.

Nel 2018, le aziende di carne coltivata hanno raccolto oltre 360 milioni di dollari di finanziamenti e nel maggio 2019, la start-up israeliana Aleph Farms ha raccolto da sola 12 milioni di dollari di investimento.

Attualmente ci sono 9 società già operative di coltura cellulare negli Stati Uniti e altre 17 nel resto del mondo, con alcune aziende potenzialmente destinate a emergere in Cina. A tutt’oggi ci sono oltre 70 start-up a livello globale – di cui 7 in Europa – che stanno lavorando su questo nuovo business “etico” della carne coltivata in un laboratorio.

La carne, i gas serra e i cambiamenti climatici
Esempi di carne coltivata di vari tipi (salmone, bovino, suino…)

Secondo l’ultimo rapporto sulla carne coltivata nel mondo dell’ente europeo Good Food Institute sono oltre 15 i tipi di carne coltivata che vengono trattati dalle start-up, tra cui manzo, pollo, maiale, gambero, anatra (foie gras) pesce bianco, salmone, tonno, agnello, canguro, cavallo e storione.

Dal loro successo potrebbe dipendere anche il futuro alimentare dell’umanità. Se riuscirà a essere accettata dai consumatori, la carne coltivata rivoluzionerà l’industria agroalimentare.

Ma la risposta alla domanda iniziale di questo articolo, ovvero hamburger vegetariano o di carne coltivata, una volta risolti i problemi produttivi pare indirizzarsi decisamente verso la seconda, visto il moltiplicarsi di ricerche e aziende che si stanno dedicando a questo tipo di prodotto che metterà d’accordo gusto, economicità e questioni di carattere etico verso gli animali.

La società di consulenza globale Kearney ha previsto che la quota di mercato della carne tradizionale nei prossimi 20 anni scenderà al 40% rispetto a quella coltivata, con conseguente riduzione del numero di mucche da 1,2 miliardi a solo 30.000 capi in tutto il mondo.

Il primo hamburger “coltivato” è costato 600mila dollari al chilo
Pollo di carne coltivata “SuperMeat”, servito nel ristorante del parco scientifico di Ness Ziona (Israele)

Con investitori come Bill Gates, Richard Branson e il gigante dell’agricoltura Cargill che sostengono questa nuova tendenza alimentare, come per l’ hamburger vegetariano anche in questo caso potrebbe essere solo una questione di tempo prima che la percezione dei consumatori si adegui.

Secondo Bill Gates, che ha pubblicato un articolo sulla MIT Technology Review, “la produzione dell’hamburger senza animali (cow-free) sarà una delle tecnologie chiave del futuro” ed è certo che “la carne coltivata in laboratorio migliorerà la nostra qualità di vita”.

Gates afferma che “coltivare proteine ​​animali in un laboratorio non significa solo nutrire più persone. Ci consente di provvedere a un mondo in crescita e più ricco senza contribuire alla deforestazione o emettere metano. Ci permette anche di gustare gli hamburger senza uccidere animali”.

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Maurizio Lupi
Free lance, con ampia esperienza pubblicistica, di ufficio stampa e di curatore di varie iniziative editoriali. Dal 2000 svolge anche attività di web content manager, attività sviluppata a lungo anche attraverso progetti di importanti operatori privati e istituzionali.
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