hamburger vegetariano

Hamburger Vegetariano: Si Ma Quanti milioni di hamburger si ottengono da un bovino adulto?

E gli hamburger vegetariani?

 Si ottengono più hamburger da un bovino adulto vivo o da un bovino al macello?

 

 Scopri queste curiosità tra innovazione, cambiamenti climatici e salute.

 A una prima lettura – e anche a una seconda, ammettiamolo – sembrerebbero domande paradossali e anche un po’ stupide, coltivate nell’ignoranza, ma la faccenda è un po’ più complessa, intrigante e pure piena di speranza.

E vale la pena di leggere “l’antefatto” e capire, a grandi linee, il quadro di riferimento, prima di arrivare alla risposta dei nostri quesiti.

In Olanda, a Maastricht, presso la locale università, il ricercatore e Docente di Fisiologia Vascolare, Mark Post Mark Poste la sua equipe scientifica hanno messo a punto un sistema di produzione di carne vera, proprio come quella delle mucche al pascolo, partendo dalle normali cellule di un bovino adulto.

In verità Mark Post ha ottenuto il suo primo hamburger già nel 2013. In tutto questo tempo ha potuto migliorare e testare il processo produttivo e la qualità del prodotto, sia sotto il profilo alimentare sia sotto l’aspetto – ancora più importante – della sicurezza per la salute.

La carne prodotta, per quanto sia uguale a quella naturale sotto ogni aspetto, non può però essere chiamata carne, ma va specificato che si tratta di “carne coltivata”, proprio perché nasce da colture di laboratorio.

Cultured beef: https://culturedbeef.org/what-cultured-meat

Foto e video: https://culturedbeef.org/media-resources/14044

Mosa Meat: https://www.mosameat.com/press-kit

 

La rivoluzione epocale della carne in provetta.

 

La carne coltivata viene creata raccogliendo in maniera assolutamente indolore le cellule muscolari di un bovino vivo.

Gli scienziati quindi nutrono le cellule in modo che si moltiplichino per creare tessuto muscolare, cioè il componente principale della carne che mangiamo abitualmente.

Quel tessuto è esattamente e biologicamente lo stesso del tessuto di carne che proviene da un bovino adulto.

Le cellule crescono in fili e 20.000 di questi piccoli fili di carne vengono quindi combinati per creare un hamburger di dimensioni normali.

Se l’attuale utilizzo massiccio, e talvolta anche troppo disinvolto di antibiotici, può essere la causa della proliferazione di batteri resistenti attraverso la carne che mangiamo abitualmente, questo non sarà più un problema, in quanto la carne coltivata ne sarà assolutamente priva.

Con grande beneficio per la salute e per la spesa sanitaria. Effetto serra

La FAO – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura – stima che la domanda di carne aumenterà di oltre i due terzi nei prossimi 40 anni e che i metodi di produzione attuali non sono più sostenibili.

Nel prossimo futuro sia la carne sia altri alimenti oggi di base diventeranno probabilmente prodotti costosi a causa dell’aumento della domanda di spazi e colture per la produzione di carne, a meno che non si trovi un’alternativa alimentare sostenibile:

 Un prodotto rivolto al benessere umano e ambientale

 Il bovino adulto di allevamento contribuisce al riscaldamento globale attraverso il rilascio incontrollato di metano, un gas serra 20 volte più potente del biossido di carbonio (CO2).

L’aumento della domanda alzerà significativamente i livelli di metano, anidride carbonica e protossido di azoto e potrebbe causare la perdita di biodiversità.

La carne coltivata è probabilmente l’opzione più sostenibile per il nostro benessere e per l’ambiente e potrebbe cambiare per sempre  il modo in cui mangiamo e pensiamo al cibo.

carne coltivata
carne coltivata

Secondo una ricerca condotta presso l’Università di Oxford la produzione di carne coltivata potrebbe ridurre fino al 99% lo spazio dedicato agli attuali metodi di allevamento. DI conseguenza le emissioni di gas serra verrebbero drasticamente ridotte.

Mentre il mondo fatica a soddisfare le esigenze di 9-10 miliardi di bocche entro il 2050, affrontando contemporaneamente l’impatto ambientale e i fattori negativi dell’agricoltura industriale, il cibo si avvia sempre più a essere un prodotto dell’ingegno umano.

I primi prodotti a base di carne coltivata dovrebbero apparire nei supermercati nel 2021.

Con l’allevamento di bestiame che rappresenta quasi il 18% di tutte le emissioni di gas serra, monopolizzando il 70% di tutti i seminativi e il 46% di tutta la produzione agricola per mangimi e con un aumento previsto del 73% della domanda globale di prodotti a base di carne fino al 2050, la produzione di carne coltivata su larga scala sarebbe una grande opportunità

Forbes

https://www.forbes.com/sites/daphneewingchow/2019/06/20/is-cultured-meat-the-answer-to-the-worlds-meat-problem/#11f2f3264468

Quindi: quanti hamburger si ottengono da un bovino adulto?

 Secondo la stessa Università di Maastricht le cellule di una singola mucca potrebbero produrre ben 175 milioni di hamburger, mentre con i metodi di allevamento tradizionali ci sarebbe bisogno di 440.000 bovini adulti ed estesi allevamenti intensivi per ottenere la stessa produzione.

Considerato che da un animale macellato si possono ottenere “soltanto” 400 hamburger, non occorre aggiungere alcun commento a questi rigorosi dati numerici e alla conseguente convenienza per tutti.

Poiché la coltura cellulare è un processo sterile, e quindi non necessita dell’utilizzo di antibiotici, e poiché i livelli di grasso e colesterolo delle carni coltivate possono essere assolutamente controllati, ci sarebbero anche indubbie ricadute positive per la nostra salute, il nostro benessere complessivo e per la spesa sanitaria collegata alle patologie dovute all’eccesso di grassi e colesterolo nella dieta.

La carne, i gas serra e i cambiamenti climatici

 Mangiare carne coltivata in laboratorio potrebbe avere un effetto positivo sull’ambiente; la zootecnia, infatti, contribuisce notevolmente ai cambiamenti climatici e al degrado ambientale. Secondo Mark Post, che ha poi appositamente fondato l’azienda Mosa Meat, il processo della carne coltivata richiede il 99% in meno di terra e il 96% in meno di acqua rispetto all’allevamento di bestiame.

Un rapporto del 2018 del Good Food Institute indica che il consumo totale ed esclusivo  di carne coltivata potrebbe ridurre le emissioni di gas serra fino all’87% rispetto agli allevamenti tradizionali, con ricadute positive sui cambiamenti climatici.

Nonostante queste affermazioni, i potenziali impatti della temperatura nella produzione della produzione di carne coltivata devono ancora essere attentamente studiati e gli scienziati della Maastricht University continuano a testare l’impatto ambientale riguardo alle procedure dei sistemi industriali necessari per (ri)produrre la carne coltivata.

In molti ritengono, infatti, che la produzione industriale di carne coltivata, in effetti, potrebbe risultare a più alta intensità energetica e che la CO2 prodotta dai laboratori potrebbe essere un problema.

Il viaggio verso la produzione di massa è appena nelle sue fasi iniziali, pertanto sussistono ancora problemi riguardanti la produzione di carne coltivata in modo economico, totalmente sostenibile e scalabile.

Il primo hamburger “coltivato” è costato 600mila dollari al chilo

 Per produrre il primo hamburger coltivato in laboratorio, prodotto da Mark Post nel 2013, sono stati necessari miliardi di cellule ed è stato speso il corrispettivo di 600 mila dollari al chilo.

Secondo gli scienziati, il processo molto costoso della produzione di cellule continuerà a rendere ancora proibitivi i costi della carne coltivata per i consumatori almeno per il prossimo decennio, fino a quando la tecnologia e l’ottimizzazione dei costi non saranno in grado di consentire drastiche economie di scala.

Nel 2018, le aziende di carne coltivata hanno raccolto diversi milioni di dollari di finanziamento e nel maggio 2019, la start-up israeliana Aleph Farms ha raccolto da sola 12 milioni di dollari  di investimento.

Attualmente ci sono 9 società di coltura cellulare negli Stati Uniti e altre 17 in tutto il mondo, con alcune società potenzialmente destinate a emergere in Cina.

Se riuscirà a essere accettata dai consumatori, la carne coltivata rivoluzionerà l’industria agroalimentare.

La società di consulenza globale A. T.Kearny ha previsto che la quota di mercato della carne tradizionale nei prossimi 20 anni scenderà al 40% rispetto a quella coltivata, con conseguente riduzione del numero di mucche da 1,2 miliardi a solo 30.000 capi in tutto il mondo.

Con investitori come Bill Gates, Richard Branson e il gigante dell’agricoltura Cargill che sostengono questa nuova tendenza alimentare, potrebbe essere solo una questione di tempo prima che la percezione dei consumatori si adegui.

Hamburger vegetariano: la dieta mediterranea ha degli alleati in più

Ma il settore alimentare, quello degli hamburger in particolare, è in grande fermento, con innovazioni e grandi investimenti da parte di imponenti aziende del settore e operatori della finanza.

Dopo la carne coltivata, che aspetta ancora il via libera per arrivare sul mercato, di recente si è imposto all’attualità l’hamburger vegetariano, ma dal sapore di hamburger di carne.

Dallo scorso agosto Burger King, una delle più note catene di fast food americane, ha inserito per prima nei suoi menu un hamburger a base completamente vegetale ma dal sapore di carne.

Si chiama Impossible Whopperhamburger vegetarianiè prodotto dalla californiana Impossible Foods, e rappresenta un cambiamento epocale nel settore, dominato dalla carne rossa bovina.

L’hamburger vegetariano dal sapore di carne, visti gli ingredienti, potrebbe ora far parte a pieno titolo anche di un classico menu della dieta mediterranea.

L’apparizione dell’hamburger vegetariano nei menu di Burger King, la seconda catena di hamburger più grande negli Stati Uniti, potrebbe indicare che i sostituti della carne a base vegetale siano pronti per diventare mainstream.

Dopo un test effettuato in 59 punti ristoro Burger King della zona di St. Louis, visto il gradimento ottenuto dai consumatori l’hamburger vegetariano Impossible sarà distribuito in tutti i 7.200 punti vendita americani.

Tutto questo mentre il gigante McDonald’s (fatturato quattro volte superiore a Burger King e il doppio dei punti di ristoro) sta per arrivare sul mercato con una versione di hamburger vegetariano appositamente studiata e realizzata dall’azienda Beyond Meat, prodotta principalmente a base di farina di piselli, ma del tutto indistinguibile da un hamburger di carne per sapore e gradimento.

McDonald’s sta conducendo un test di 12 settimane (iniziato lo scorso 30 settembre) inserendo il suo hamburger vegetariano – chiamato P.L.T., che sta per “Plant.Lettuce.Tomato. (Pianta Lattuga Pomodoro) – nei menu di  28 ristoranti nel sud-ovest dell’Ontario, in Canada.

Il P.L.T. è realizzato con una ricetta dedicata, per offrire il gusto iconico McDonald’s che i clienti conoscono e amano.

Le grandi catene alimentari americane offrono sempre più hamburger, tacos, sandwich per la colazione e presto anche pancetta a base vegetale.

 Impossible Foods ha appena eliminato un grosso ostacolo nell’offrire il suo hamburger vegetariano nei negozi,  grazie a una recente sentenza favorevole della FDA – Food & Drug Administration (del 31 luglio 2019) sulla sicurezza dell’eme, l’ingrediente vegetale a base di ferro che consente all’hamburger vegetariano Impossible di avere anche un aspetto “al sangue”.

Da indagini sui consumatori a livello globale, la domanda di proteine a base vegetale è in aumento, poiché le persone cercano sostituti della carne più sani, con alto rispetto ambientale.

Secondo Bruce Friedrich, direttore esecutivo del Good Food Institute https://www.gfi.org che sostiene le carni a base vegetale,

“una volta che saranno disponibili prodotti che hanno lo stesso sapore (o anche migliore) e che costeranno meno, la carne a base vegetale prenderà semplicemente il posto di quella animale.

Così molto poco cambierà nella vita quotidiana delle persone poiché sempre più carne verrà prodotta dalle piante.

I consumatori continueranno ad acquistare hamburger, sandwich di pollo e salsicce, solo che quei prodotti non avranno l’impatto negativo sul nostro ambiente e sulla nostra salute come con la carne animale”.

L’accettazione delle carni di origine vegetale dipende non solo al gusto, dalla consistenza e dal prezzo, ma anche dal superamento delle abitudini alimentari e “culturali.

Il benessere si alimenta a tavola

 Sempre più persone scelgono di mangiare meno carne per vari motivi, come le preoccupazioni per la salute personale, i cambiamenti climatici che derivano dall’impatto ambientale degli allevamenti intensivi e il benessere stesso degli animali.

Insomma, poiché non è ancora possibile cambiare la natura umana, si fa prima a cambiare la carne.

E mentre gli hamburger, icona della dieta americana, hanno fatto il primo passo, la sfida più grande aspetta il mercato delle bistecche e delle T-bone: la guerra del marketing da parte delle “carni alternative” potrebbe presto svolgersi nelle catene di steak-house come Outback o Texas Roadhouse.

Con Beyond Meat e Impossible Food, la “carne vegetale” ha la possibilità di diventare una grande industria a sé stante, non solo una semplice alternativa di nicchia a base vegetale rispetto alla carne vera e propria.

E con i nuovi marchi che spuntano sul mercato – come Hormel Foods, Meatless Farm Co. e la nuova linea Incogmeato di Kellogg – i consumatori avranno l’imbarazzo della scelta e sempre maggiore qualità degli ingredienti a prezzi più copnvenienti.

Essendo stati i primi a entrare in questo promettente mercato, Beyond Burger e Impossible Burger restano i principali contendenti.

 Da cosa sono composti gli hamburger vegetariani?

 In termini di ingredienti, i due hamburger vegetariani Impossible e Beyond Burger sono piuttosto simili, l’eccezione è la principale fonte proteica.

Beyond Meat usa la proteina di pisello invece della proteina di soia che usa Impossible Foods, e non usa la leghemoglobina di soia (eme) che, come abbiamo visto, è invece l’ingrediente di Impossible che fa “sanguinare” l’hamburger, mentre il colore rosso dell’hamburger vegetariano di Beyond Meat deriva dall’estratto di barbabietola.

L’Impossible Burger e il Beyond Meat Burger sono entrambi vegani, non  contengono prodotti animali o sottoprodotti. Impossible Burger è anche certificato halal e kosher, mentre Beyond Meat non specifica se i suoi prodotti sono kosher o halal.

Beyond Burger e Impossible Burger sono sani?

Di base è che entrambe queste aziende hanno creato un “hamburger” in un laboratorio, realizzato con soli prodotti vegetali e progettato per emulare il gusto e la consistenza della carne bovina vera.

Il livello di apprezzamento, di comfort e benessere 360 alimentare dei consumatori dipende, quindi, dalla posizione che assumono rispetto all’ingegneria alimentare e quanto sono esigenti riguardo al sapore della carne.

L’hamburger vegetariano di Impossible Foods è composto da soia OGM e alcuni consumatori si sono preoccupati delle tracce di glifosato trovate negli Impossible Burgers, provenienti da quei semi di soia geneticamente modificati. Beyond Burger è invece certificato rigorosamente non OGM.

Numeri e sapori dell’ hamburger vegetariano

 Dal punto di vista dei numeri, entrambi gli hamburger vegetariani hanno più o meno gli stessi valori per porzione (100 grammi):

  • Poco meno di 300 calorie
  • Circa 20 grammi di proteine
  • Quasi 400 milligrammi di sodio
  • L’hamburger vegetariano di Beyond Meat ha 20 grammi di grassi e Impossible Burger

Entrambi gli hamburger vegetariani hanno un sapore molto simile alla carne di manzo da disgustare i veri vegani. Entrambi gli hamburger vegetariani sono generalmente descritti come simili alla carne di manzo più dei tradizionali hamburger di verdure.

Non resta che aspettare e vedere come il mercato accoglierà gli hamburger vegetariani come Impossible e Beyond.

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