La vitamina D

L’ultima “star” della nostra salute.

La vitamina D è costituita da un insieme di pro-ormoni che intervengono sul metabolismo del calcio. In realtà essa raggruppa cinque vitamine (D1, D2, D3, D4, D5) liposolubili che il nostro corpo utilizza per assorbire e trattenere calcio e fosforo; entrambi minerali fondamentali per mantenere le ossa in efficienza e stare bene

Tra queste, le due forme più importanti per il nostro organismo sono la vitamina D2 (ergocalciferolo), che si trova nei vegetali e la vitamina D3 (colecalciferolo), reperibile negli gli alimenti di origine animale e sintetizzata dal nostro organismo in seguito a una breve esposizione della nostra pelle ai raggi del sole.

A cosa serve la vitamina D?

Le persone che assumono troppo poca vitamina D, infatti, possono sviluppare ossa sottili e fragili, una condizione nota come rachitismo nei bambini e osteomalacia negli adulti. Quale mediatore nel metabolismo del calcio, inoltre, aiuta a proteggere gli anziani dall’osteoporosi. 

La vitamina D è importante per il corpo anche in diversi altri modi, tanto è vero che molti organi e tessuti del nostro organismo hanno recettori per la vitamina D, confermando così il suo ruolo importante per la nostra salute in generale. 

A cosa serve la vitamina D?
La vitamina D è molto importante per i nostri muscoli

I muscoli ne hanno bisogno per muoversi, ad esempio, i nervi ne hanno bisogno per trasportare messaggi tra il cervello e ogni parte del corpo e il sistema immunitario ha bisogno della vitamina D per combattere l’invasione di batteri e virus e le infiammazioni che questi provocano.

Inoltre, alcuni studi sembrano ipotizzare che la vitamina D possa ridurre la crescita delle cellule tumorali.

Dove si trova la vitamina D?

La produzione di vitamina D nella pelle è la principale fonte naturale di vitamina D (in presenza della luce solare), ma molte persone hanno livelli insufficienti perché vivono in luoghi in cui la luce del sole è scarsa in inverno o perché hanno un’esposizione limitata per il fatto che vivono in luoghi chiusi per la maggior parte del tempo. 

Infine, le persone con pelle più scura tendono ad avere livelli ematici più bassi di vitamina D perché il pigmento (melanina) agisce come un’ombra, riducendo la produzione della vitamina. 

Per la maggior parte delle persone, il modo migliore per assumere vitamina D a sufficienza è quello di prendere un integratore, anche perché è difficile assorbirne abbastanza attraverso il cibo. 

Dove si trova la vitamina D?
La vitamina D si trova in pochi ma preziosi alimenti

Alimenti con vitamina D

Pochi alimenti sono naturalmente ricchi di vitamina D3. Le migliori fonti sono la carne di pesce grasso e oli di fegato di pesce. Quantità minori si trovano nei tuorli d’uovo, nei latticini e nel fegato di manzo. 

Alcuni funghi contengono un po’ di vitamina D2; però alcuni funghi in commercio contengono maggiori quantità di vit D2 a causa dell’esposizione forzata a elevate quantità di luce ultravioletta. Molti altri alimenti confezionati, invece, vengono arricchiti con vitamina D, come latticini e cereali

Principali fonti alimentari di vitamina D

  • Olio di fegato di merluzzo
  • Salmone
  • Sgombro
  • Pesce spada
  • Cernia
  • Aringa
  • Tonno
  • Sardine
  • Fegato di manzo
  • Grassi animali
  • Tuorlo d’uovo
  • Latte
  • Burro
  • Yogurt
  • Formaggi

Concentrazione della vitamina D negli alimenti

AlimentoConcentrazione vit D% Fabbisogno RDA/giorno
Olio di fegato di merluzzo (1 cucchiaio)50080
Salmone (75 g)35060
Ostriche (100g)32050
Sgombro (75 g)20030
Tonno (75 g)15025
Gamberi (100 g)15025
Sardine (75g)15025
Latte arricchito (250 ml)10015
Tuorlo d’uovo (per unità)458
Fegato di vitello (75 g)356
Margarina arricchita (1 cucchiaio)305
Formaggio Cheddar (100 g)254

La vitamina D viene aggiunta a molti cereali per la colazione e ad alcune marche di succo d’arancia e bevande di soia.

Vitamina D, quantità raccomandata

C’è un dibattito scientifico sulla quantità di vitamina D di cui le persone hanno bisogno ogni giorno. Secondo la  Fondazione Veronesi la dose giornaliera raccomandata da 0 a 50 anni varia tra 400 e 800 unità internazionali (UI), pari a 0,4-0,8 grammi, di vitamina D3 o colecalsiferolo, ovvero la forma di vitamina D utilizzata per all’assorbimento del calcio nelle ossa.

Oltre i 50 anni, età oltre la quale si rischia l’osteoporosi, si suggerisce di arrivare a 1 grammo, che corrisponde – per farsi un’idea – a quanto contenuto in un litro e mezzo di latte (intero o scremato) o in 6 barattolini di yogurt. Tra le prescrizioni , si raccomanda contestualmente un’esposizione minima al sole.

Valori vitamina D (in nanogrammi per millilitro, ng/mL)

I valori di riferimento riportati indicano il livello minimo e il livello massimo di vitamina D presente nel nostro organismo secondo le condizioni riconosciute

Valori uomo/donna:

  • carenza: meno di 10
  • insufficienza: tra 10 e 29
  • sufficienza: tra 30 e 100
  • eccesso: oltre 100
  • tossicità: oltre 150

Carenza di vitamina D sintomi neurologici

Con la carenza di vitamina D che raggiunge proporzioni epidemiche in tutto il mondo, interessando circa un miliardo di persone, si pensa che livelli ottimali di vitamina D nel flusso sanguigno siano necessari anche per preservare lo sviluppo neurologico e proteggere il cervello. 

Secondo due studi presentati al 64o Meeting annuale dell’American Academy of Neurology la vitamina D può modulare il decorso di malattie neurologiche come il morbo di Alzheimer e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA).

Carenza di vitamina D sintomi neurologici
Molecola di vitamina D

Altre ricerche hanno ipotizzato che la vitamina D potrebbe proteggere i nervi in ​​vari modi, dato che agisce contemporaneamente su tutti i fattori che portano alla neurodegenerazione, inclusi su quelli immunoregolatori, antiossidanti e anti-ischemici, su fattori neurotrofici e sui neurotrasmettitori dell’acetilcolina. 

La vitamina D aiuterebbe anche a eliminare il peptide β-amiloide nel morbo dì Alzheimer e a prevenire l’iperparatiroidismo.

La carenza di vitamina D fa ingrassare?

Le ricerche, nel corso degli anni, hanno suggerito che la mancanza di questo micronutriente può anche contribuire all’aumento di peso involontario. Diversi studi nell’ultimo decennio hanno infatti rilevato che le donne con carenze di vitamina D erano più predisposte all’aumento di peso.

Tra gli altri, il Medical News Today ha citato una ricerca pubblicata in Olanda dal VU University Medical Center  di Amsterdam e dal Leiden University Medical Center di Leida  che ha rivelato che un aumento del grasso corporeo in tutti i sessi era collegato a bassi livelli di vitamina D.

Sebbene siano necessarie ulteriori indagini sul perché ciò si verifichi, Rachida Rafiq, l’autrice dello studio, ipotizza una possibile connessione tra la carenza di vitamina D e il modo in cui viene immagazzinato il grasso addominale. Inoltre una equilibrato regime alimentare come quello adottato nella piramide alimentare, è sempre consigliato nella stragrande maggioranza dei casi.

Vitamina D benefici

La vitamina D ha un ruolo diretto su molti più aspetti della salute di quanti si potrebbero immaginare. I suoi recettori si trovano in quasi tutte le cellule e, non appena la vitamina D si lega a uno di essi, vengono indotti a stimolare dei cambiamenti a livello cellulare. Tutto ciò ha un grande effetto su molti importanti processi fisiologici.

Vitamina D benefici
Feeling Good Festival, Oxford Brokes University 2018

Salute delle ossa

Le ossa forti sono il risultato di una buona assunzione di vitamina D perché aiuta a regolare e controllare la capacità del corpo di assorbire fosforo e calcio, due composti che forniscono densità e forza al sistema scheletrico e ai denti.

Forza muscolare

La vitamina D può anche aiutare ad aumentare la forza muscolare, che a sua volta aiuta a prevenire le cadute, un problema comune che porta a sostanziali disabilità e morte nelle persone anziane. 

Un’analisi combinata di molteplici studi ha scoperto che l’assunzione di 700 a 1.000 UI di vitamina D al giorno ha ridotto il rischio di cadute del 19%.

Sebbene l’assunzione di 800-1.000 UI al giorno possa avere benefici per la salute di ossa e muscoli negli anziani, è importante essere cauti con integratori a dosaggio molto elevato, rivolgendosi al proprio medico di fiducia per ogni eventualità.

Diabete e controllo dell’insulina

La vitamina D stimola il pancreas e avvia il processo per produrre insulina. Questa è la chiave per gestire i livelli di zucchero nel sangue in modo più efficace e può contribuire a controllare meglio il diabete.

La carenza di vitamina D, per contro, può influire negativamente sui percorsi biochimici che portano allo sviluppo del diabete di tipo 2 (T2DM), tra cui la compromissione della funzione delle cellule beta nel pancreas, l’insulino-resistenza e l’infiammazione. 

Studi osservazionali prospettici hanno dimostrato che livelli ematici più elevati di vitamina D sono associati a un minore rischio di diabete di tipo 2, soprattutto se la vitamina D è integrata e associata a dosi supplementari di calcio.

Pressione sanguigna bassa

Uno studio dell’Università di Boston ha scoperto che i soggetti con ipertensione arteriosa hanno manifestato un abbassamento dei valori quando i livelli di vitamina D erano aumentati. La vitamina D riduce anche la concentrazione di renina, un enzima secreto dal rene che ha un effetto sui vasi sanguigni.

Possibile prevenzione del cancro

In alcuni studi si suppone che un aumento delle dosi giornaliere di vitamina D possa aiutare a rallentare la progressione dei tumori della prostata, mentre altrerucerche ipotizzano che la combinazione con alimenti ricchi di fibre possa possa ridurre il rischio di sviluppare polipi che potrebbero portare al cancro del colon

Ricordiamo che stiamo sempre parlando di ipotesi non ancora avallate da studi scientifici condivisi dalla comunità scientifica internazionale.

La vitamina D è stata anche frequentemente studiata per la sua apparente relazione con il tumore al seno: in uno studio su 166 donne sottoposte a trattamento, quasi il 70% aveva bassi livelli di vitamina D, il che ha portato molti scienziati a teorizzare che potrebbe esserci un legame.

Studi su animali e di laboratorio hanno scoperto che la vitamina D può inibire lo sviluppo di tumori e rallentare la crescita di tumori esistenti, inclusi quelli della mammella, dell’ovaio, del colon, della prostata e del cervello. 

Nell’uomo, studi epidemiologici mostrano che livelli sierici più elevati di vitamina D sono associati a tassi sostanzialmente più bassi di tumori del colon, del pancreas, della prostata e di altri, con l’evidenza più forte per il cancro del colon-retto. 

Salute del cuore

Anche la funzione cardiaca può essere influenzata dalla presenza di vitamina D: bassi livelli sono stati correlati a una maggiore probabilità di infarto. 

Sebbene non ci sia una ragione chiara, alcuni ricercatori ritengono che la vitamina D agisca da “tranquillante del cuore”, migliorando la resistenza cardiovascolare e impedendo alle cellule muscolari cardiache di crescere troppo. 

Salute del cuore
Cuore e coronavirus (ACC – American College of Cardiology)

Questo processo, a sua volta, impedirebbe l’ispessimento delle pareti dei ventricoli, che potrebbe bloccare il flusso sanguigno e causare un infarto.

Le cellule immunitarie e infiammatorie che svolgono un ruolo nelle malattie cardiovascolari come l’aterosclerosi sono regolate dalla vitamina D. Questa vitamina aiuta anche mantenere le arterie flessibili e rilassate, il che a sua volta aiuta a controllare la pressione alta.

Le meta-analisi di alcuni studi epidemiologici hanno rilevato che certamente le persone con i livelli sierici più bassi di vitamina D avevano un rischio significativamente maggiore di ictus e di qualsiasi evento di malattia cardiaca rispetto a quelli con i livelli più alti.

Tuttavia, in molti studi clinici l’assunzione di integratori di vitamina D non ha dimostrato che l’integrazione di vitamina D abbia ridotto il rischio di infarto, ictus o decessi per malattie cardiovascolari.

Umore

Uno dei benefici più significativi della vitamina D è il suo impatto sullo stato d’animo. Molte persone soffrono di disturbi dell’umore stagionali e generalmente si sentono più sereni quando il sole splende a causa della sintesi della vitamina che si verifica nella nostra pelle con l’esposizione diretta ai raggi UVB. 

L’aumento dei livelli di vitamina D non è solo un rimedio, ma potrebbe effettivamente aiutare a ridurre i sintomi della depressione clinica. Potrebbero essere necessari anche altri trattamenti, ma prima è fondamentale garantire un corretto assorbimento della vitamina.

Fonte: Harvard School of Public Health

Vitamina D e bambini

Le prime ricerche sulla vitamina D provenivano da esperti medici incuriositi dall’effetto dell’olio di fegato di merluzzo sui bambini con rachitismo. Quindi non sorprende che la vitamina D per i bambini sia ancora un argomento importante. 

Di quanta vitamina D ha bisogno un bambino?

Le linee guida ufficiali affermano che i bambini di età pari o superiore a 12 mesi necessitano di 10 microgrammi di vitamina D ogni giorno. Sebbene il corpo umano possa produrre vitamina D dall’esposizione alla luce solare, è probabile che il corpo di un bambino piccolo non riceva abbastanza luce solare per produrre la vitamina D di cui ha bisogno.

Di quanta vitamina D ha bisogno un bambino?

Quali sono i segni di carenza di vitamina D nei bambini?

I bambini più piccoli con carenza di vitamina D sono soggetti a rachitismo e convulsioni mentre quelli più grandi è possibile abbiano ossa più fragili, muscoli più deboli e probabilmente hanno problemi di crescita. 

È fondamentale intervenire il prima possibile, quindi è necessario prendere un appuntamento dal medico se si ritiene che il bambino possa essere carente di vitamina D.

Come viene trattata la carenza di vitamina D nei bambini?

I bambini di età diverse richiedono diverse quantità di vitamina D al giorno e, dopo un esame del sangue, il medico sarà in grado di fornire consigli su misura, prescrivere eventuali integratori e organizzare appuntamenti di controllo nei mesi successivi.

Sintomi di carenza da vitamina D

I segni e i sintomi della carenza di vitamina D possono essere molto sottili nelle prime fasi. La fatica e persino la tristezza è la depressione sono sintomi molto generalizzati, ma il dolore osseo e la debolezza muscolare possono fornire più di un indizio.

Nei bambini, soprattutto nei paesi poveri e sottosviluppati, la carenza evidente di vitamina D è il rachitismo. Negli adulti, la mancanza di vitamina D può causare osteomalacia, che può provocare cadute, rotture ossee e difficile guarigione a seguito di fratture. 

I sintomi possono includere un dolore sordo e doloroso che colpisce costole, parte bassa della schiena, bacino, fianchi e gambe. Il dolore potrebbe peggiorare di notte o quando viene esercitata una pressione sulle ossa interessate. 

Il tono muscolare può diminuire e le gambe possono indebolirsi, rendendo più difficile la deambulazione.

Sintomi di carenza da vitamina D
Struttura ossea con osteoporosi al microscopio (NOF – National Osteoporosis Foundation, Usa)

Non avere abbastanza vitamina D può anche contribuire all’osteoporosi negli anziani, con dolore alla schiena, vertebre fratturate o collassate. Tra i sintomi della carenza di vitamina D tra gli adulti anziani, anche una graduale perdita di altezza nel tempo, una postura curva e ossa fragili.

La carenza di vitamina D è in fase di studio per le sue possibili connessioni a diverse malattie e problemi medici, tra cui diabete, ipertensione, disturbi ossei e condizioni autoimmuni come la sclerosi multipla.

Integratori di vitamina D

Gli integratori di vitamina D, sotto forma di capsule, compresse o gocce, come abbiamo visto sono disponibili in due forme: vitamina D2 (“ergocalciferolo” o pre-vitamina D) e vitamina D3 (“colecalciferolo”). 

La vitamina D2 è prodotta dalle piante e si trova negli alimenti con supplementi e in alcuni integratori. La vitamina D3 è invece prodotta naturalmente nel corpo umano e si trova in alcuni alimenti di origine animale. 

Una meta-analisi di studi randomizzati e controllati che ha confrontato gli effetti degli integratori di vitamina D2 e ​​D3 sui livelli ematici ha scoperto che gli integratori di vit D3 tendevano ad aumentare le concentrazioni ematiche di vitamina e sostenevano quei livelli più a lungo della vit D2. 

Tra le due forme di vitamina, la D3 (colecalciferolo) è la preferita da medici e nutrizionisti in quanto è prodotta naturalmente nel corpo umano.

La vitamina D “killer” del Covid-19?

Non è proprio così, però aiuta…

La vitamina D “killer” del Covid-19

La notizia che la vitamina D possa proteggere dal coronavirus Covid-19 circola da qualche settimana e se parla ancora oggi, con informazioni e studi sempre più aggiornati e incoraggianti. 

È vero che la carenza di vitamina D può renderci più sensibili al coronavirus Covid-19? 

In effetti alcuni studi hanno suggerito questa possibilità. Tuttavia, prima di correre ad acquistare e ad accumulare integratori di vitamina D come se non ci fosse un domani, cerchiamo di capire cosa risulta alla Scienza con i dati attualmente disponibili.

Se, come si pensa comunemente, si ritiene che la vitamina D abbia a che fare solo con la salute delle ossa, dovremmo chiederci cosa c’entri con il Covid-19. Bene: alcune ricerche hanno dimostrato che la vitamina D può influenzare diversi componenti del sistema immunitario e la sua risposta alle infezioni. 

Essa può aiutare a modulare i linfociti e le sostanze chimiche che producono infiammazione come le citochine, componenti importanti e spesso anche devastanti – come abbiamo visto anche nella fase acuta della pandemia – della risposta immunitaria ai virus invasori.

È una situazione che tipicamente si crea quando il nostro sistema di difesa reagisce in modo eccessivo alla sindrome respiratoria acuta grave da coronavirus 2 (SARS-CoV2). Siccome il nostro sistema immunitario non è in grado di riconoscere la SARS-CoV2, non sappiamo ancora esattamente come reagiscono le difese del nostro corpo. 

In alcuni casi di Covid-19, quella che di conseguenza viene definita come tempesta di citochine può causare danni diffusi a diversi organi con gravi conseguenze. 

Pertanto, qualsiasi modo in cui il sistema immunitario possa regolare meglio la propria risposta anche un’integrazione di vitamina D (nelle giuste dosi) potrebbe essere potenzialmente utile. Che male potrebbe fare, insomma, in una battaglia letteralmente all’ultimo respiro? 

Nel 2017, il British Medical Journal (BMJ) ha pubblicato una revisione sistematica e una meta-analisi di studi clinici per valutare in che modo una dose supplementare di vitamina D può influenzare e ridurre il rischio di contrarre infezioni acute del tratto respiratorio. 

I risultati hanno rivelato che coloro che hanno adottato una dose addizionale di vitamina D avevano una probabilità inferiore del 12% di contrarre un’infezione acuta del tratto respiratorio.

Sebbene gli autori di questo studio abbiano concluso che “l’integrazione di vitamina D era sicura e protetta”, hanno comunque avvertito che l’assunzione di vitamina D in dosi elevate potrebbe essere un rischio.

È vero che la carenza di vitamina D può renderci più sensibili al coronavirus Covid-19?
Il coronavirus attacca le vie respiratorie e i polmoni

Anche se la vitamina D ha dimostrato di offrire alcuni benefici contro altre infezioni del tratto respiratorio, questo SARS-CoV-2 non è un virus respiratorio “abituale” ed è molto diverso da adenovirus, virus respiratorio sinciziale (RSV), virus influenzali e altri virus più comuni che possono infettare il tratto respiratorio. Quindi ciò che vale per altri virus potrebbe non essere valido per SARS-CoV2.

Cosa si può dire oggi sulla relazione tra la vitamina D e il coronavirus Covid-19? 

Gli studi esistenti hanno rilevato interessanti correlazioni e associazioni tra vitamina D e coronavirus, anche se ancora non hanno dimostrato alcuna evidenza definitiva.

Uno studio pubblicato sull’Irish Medical Journal (confermato anche da una ricerca della Northwestern University) ha evidenziato come i paesi in Europa in cui gli adulti più anziani avevano livelli di vitamina D sotto i valori normali, come la Spagna e l’Italia, tendevano anche ad avere maggiori tassi di infezione da coronavirus Covid-19 e tassi di mortalità più elevati rispetto a quelli con livelli più alti di vitamina D nei paesi nord-europei come Norvegia, Svezia e Finlandia.

Tale corrispondenza era stata osservata ben prima anche da Enzo Medico e Giancarlo Isaia, due docenti dell’Università di Torino. Secondo i dati a loro disposizione, molti pazienti ricoverati a causa del Covid-19 presentavano una marcata ipovitaminosi D

L’evidenza rilevata all’epoca (marzo 2020) dai due studiosi era però stata accolta con un certo scetticismo negli ambienti scientifici. Ma anche uno studio europeo condotto dalla Anglia Ruskin University di Cambridge e del Queen a Elizabeth Hospital di Londra, e pubblicato poi sulla rivista Aging Clinical and Experimental Research, sembrerebbe dimostrare ancora una volta che in effetti esiste una singolare concomitanza tra bassi livelli di vitamina D, numero di contagi da coronavirus e relativo numero di decessi 

In teoria, quindi, la vitamina D può essere in grado di aiutare a ridurre la possibilità o il danno causato da una tempesta di citochine. Ma sono necessari ulteriori studi.

Un altro recente studio condotto da ricercatori dell’Università di Chicago ha esaminato oltre 4.300 pazienti con COVID-19, di cui 499 erano stati testati per i livelli di vitamina D nell’anno precedente. 

Videata del sito web in cui viene presentata una ricerca dell’Università di Chicago (Stati Uniti) sulla prevenzione della vitamina D verso il coronavirus
La ricerca dell’Università di Chicago, 8 maggio 2020

I ricercatori hanno scoperto che le persone con carenza di vitamina D negli ultimi test e che non avevano assunto dosi più elevate di vitamina D avevano molte più probabilità di essere infettate dal virus rispetto a quelle con livelli adeguati di vitamina D.

Precedenti studi e meta-analisi hanno già suggerito che una quantità sufficiente di vitamina D può prevenire COVID-19. Tuttavia, questo studio è la prima connessione diretta tra carenza di vitamina D e un rischio più elevato di malattia virale. È stato inoltre evidenziato come il trattamento con vitamina D possa ridurre anche il rischio di altre infezioni respiratorie.

I risultati confermano che un basso livello di vitamina D aumenta il rischio di COVID-19, ma un trattamento che ne affronta adeguatamente la carenza riduce il rischio

Questa conclusione è rafforzata dalla constatazione che coloro che sono stati trattati con dosi più elevate di vitamina D, dopo aver registrato un basso livello  all’ultimo test, non erano a rischio più elevato. 

Le loro possibilità erano paragonabili a quelle i cui ultimi risultati dei test e la storia del trattamento suggerivano livelli adeguati di vitamina D al momento del test COVID-19.

Quindi come dovremmo utilizzare la vitamina D durante questa pandemia? 

Chi ha bassi livelli di vitamina D, potrebbe assumerne un po’ di più, alimentandosi con i cibi che la contengono o assumendo integratori specifici, cosa che potrebbe essere comunque utile per la salute delle ossa. 

Se l’esposizione alla luce solare e la dieta da sola non dovessero fornire adeguati livelli di vitamina D, l’assunzione di integratori sarebbe d’aiuto.

Qualora i nostri valori di vit D risultassero normali, un po’ di vitamina D in più probabilmente non farebbe male, ma non è raccomandato superare 4.000 UI in un giorno. Troppa vitamina D, infatti, può causare problemi, come livelli troppo elevati di calcio, problemi gastrointestinali, perdita ossea e persino insufficienza renale.

come dovremmo utilizzare la vitamina D durante questa pandemia?
Lavarsi le mani spesso non è mai abbastanza.

Inoltre, anche se dovesse avere un certo impatto positivo, la vitamina D non farà certamente ciò che fa la prevenzione sociale: la buona e continua igiene delle mani e la corretta disinfezione degli oggetti fanno un gran bene per prevenire l’infezione da Covid-19. 

Se poi trascurassimo la distanza sociale e stessimo troppo vicini gli uni agli altri perché convinti che la vitamina D in qualche modo ci protegga, saremmo completamente fuori strada. Dai che ce la facciamo!

“Le informazioni, i dati e i suggerimenti presenti in questo articolo sono il frutto di ricerche presso enti istituzionali, università, centri di ricerca e centri d’informazione, come si può evincere dai link esterni, e hanno esclusivamente una funzione divulgativa e di indirizzo. Per ogni dubbio e approfondimento, rivolgersi sempre al proprio medico o centri medici specializzati”.

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Maurizio Lupi
Free lance, con ampia esperienza pubblicistica, di ufficio stampa e di curatore di varie iniziative editoriali. Dal 2000 svolge anche attività di web content manager, attività sviluppata a lungo anche attraverso progetti di importanti operatori privati e istituzionali.

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