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Lo skipper, il lockdown 2020 e l’isola che non c’è

L’isola che non c’è trovata al largo di Panama.

A Panama i contagiati da Coronavirus continuano a crescere. Il paese è tuttora in lockdown. I voli commerciali interdetti fino al 12 ottobre. Mentre scriviamo i casi di contagio sono oltre 97.000 e 2.086 i decessi. Questo il quadro che si è venuto a formare da quel 9 marzo in cui tutto è cambiato in quel paese. Come, del resto, in ogni parte del mondo. 

Lockdown traduzione: letteralmente, confinamento. Una situazione non semplice e anche piuttosto vaga per chi va per mare… ma che ha cambiato (in meglio) anche i programmi di uno skipper italiano, bloccato sulla sua barca a vela da sei mesi nel mare di Panama, tra le isole San Blas. Da anni era in cerca dell’isola che non c’è, la sua personale e ideale isola del tesoro con lo scrigno dei suoi sogni.

Parliamo di Ezio Miani, originario di Gorizia (Friuli Venezia Giulia), uomo di confine ma cittadino del mondo, già celebre attore di fotoromanzi negli anni Ottanta e tra i protagonisti di trasmissioni televisive come “M’ama non m’ama” (con Marco Predolin e Ramona Dell’Abbate, Retequattro) e “Domenica In” (con Pippo Baudo, Rai Uno).

All’epoca preparava i primi oroscopi di intrattenimento e spettacolo tramite pc, un’intuizione e una innovazione non da poco per la televisione di quei tempi; era solo show, ma Internet era ancora fantascienza e il personal computer era comparso timidamente soltanto negli uffici. 

Lo skipper, il lockdown 2020 e l’isola che non c’è
Ezio “Skipper” Miani

Panama e le isole San Blas

Dici Panama e non ti viene in mente Peter Pan e l’isola che non c’è, bensì la finanza più oscura e impenetrabile del pianeta, le banche più nascoste e inaccessibili, che evaporano al momento più opportuno con le loro transazioni più sudicie. Un gigantesco forziere con i depositi degli evasori, dei corrotti e dei corruttori di tutto il mondo. E la sanguinosa plata dei narcos.

E se dici Panama, qui in Occidente solo a pochi placidi estremisti della natura incontaminata, selvaggia e impervia – ma pure ospitale e munifica – possono venire in mente le isole San Blas

Panama e le isole San Blas
Isole San Blas, Panama

Sono circa 380 isole, di cui solo 49 abitate, che galleggiano, difese da inestricabili mangrovie, su una distesa d’acqua con tutti i toni del blu e del verde pennellati su un’impalpabile distesa di sabbia immacolata, custode di barriere coralline ancora integre, frequentate da molte specie di pesci dai colori brillanti e cangianti, aragoste, squali, razze e barracuda. Vere isole dei tesori più belli e buoni che la Natura possa regalare senza risparmio, come pure l’isola che non c’è dove è poi approdato Ezio Skipper.

Le isole San Blas fanno parte di Panama, situate al largo della costa Nord, spostate verso Est, dove il Canale si apre sull’Oceano Atlantico, ma sono amministrate dalla popolazione dei Kuna, che si pensa siano arrivati a Panama dalla Colombia nel XVI secolo e poi rifugiatisi su queste isole in seguito all’invasione spagnola. 

Panama e le isole San Blas
Famiglia Kuna, San Blas, Panama

Da quei tempi le isole “appartengono” a loro, e sempre loro, fatte salve le leggi dello Stato, decidono su gestione e amministrazione. È grazie ai Kuna se quest’angolo del pianeta è ancora un’area naturalistica incontaminata, dove i turisti sono tollerati ma contingentati. 

Per soggiornare alle isole San Blas bisogna infatti adattarsi a qualche casa trasformata in hotel di fortuna o salire a bordo di una barca a vela. Quella dei Kuna è una popolazione pacifica, accogliente e gentile, ma la natura è la stella polare della loro esistenza.

In viaggio verso Ovest

Sei mesi blindato in quel ruvido paradiso che ormai, vivendoci da oltre sei anni, Ezio conosce onda dopo onda e dove è conosciuto da tutti, in ogni isola abitata, per la sua allegria e la sua voglia di fare sempre fiesta; una visione e uno spirito dell’esistenza che lui, in due parole, definisce pura vida, lo stesso motto che troneggia sul suo sito sanblasvelero.com.

Ezio Miani è arrivato alle isole San Blas con la “complicità” di Iemanja – un Hunter 33, barca piccola che ama le sfide come il suo capitano – dopo aver attraversato a lungo il Mediterraneo navigando da Est verso l’Atlantico, prima dell’ultimo salto verso Ovest dalle Canarie, verso l’isola che non c’è, un approdo ideale dove – da eterno Peter Pan – poter realizzare i suoi sogni di libertà e di una vita sorridente.

In viaggio verso Ovest
Il sito web di Ezio, SanBlasVelero

Una traversata epica, a bordo solo lui e un giovane ospite in cerca di un’avventura forte. E forte lo è stata davvero, per arrivare fino alle San Blas di Panama. Ma questa è un’altra storia… Oggi, dopo che a fine aprile le autorità di Panama hanno messo la nazione in lockdown, Ezio è ancora sulla sua Iemanja, dopo aver trovato per caso – ma soprattutto per destino, come lui sostiene – l’isola che non c’è.

La confraternita degli skipper

Certo, non soffre come si potrebbe pensare, nonostante l’impossibilità di arrivare a Panama City (ci vogliono due ore e mezzo di viaggio in fuoristrada, ma a Panama il lockdown è rigoroso, è permesso uscire solo per due ore e a giorni alternati, quindi… nada). 

Allora ci si appoggia reciprocamente con i fratelli di sventura, alcuni italiani e altri di ogni nazionalità, quasi tutti in rada, appena fuori dal porto e dal pueblo di Linton Bay. Il Covid ha rafforzato legami e amicizie tra gli skipper che normalmente solcano le acque delle San Blas, scambiandosi cibo, acqua, rum, sigarette e piccoli vizi da marinai dei Caraibi. Qualcuno di loro si avventura a Colon e “fa il pieno” per tutti.

La confraternita degli skipper
Ezio Miani

“Ma alle 18.00 scatta il coprifuoco e se ci beccano fuori dalla nostra barca sono multe e perfino l’arresto, ma per contro c’è il vantaggio che i controlli serrati tengono alla larga i pirati, che purtroppo qui hanno una lunga e consistente tradizione”, dice Ezio sarcastico, che prima di arrivare a Puerto Linton aveva girovagato tra le isole con la sua marinera colombiana Giulia. 

Il lockdown e l’approdo all’isola che non c’è

Causa improvviso lockdown, la convivenza forzata con quella ragazza che potrebbe essere sua figlia è stata una benedizione per entrambi, tutt’altra storia rispetto alle televisive Isola dei famosi o L’isola di Pietro, per dire.   

La cambusa era agli sgoccioli, ma Ezio e Giulia hanno avuto la fortuna di trovare un’isola totalmente disabitata, ricca di enormi alberi di mango e di avocado, ciliegi (lì i frutti sono più grossi e sono singoli), banani e alberi del pane. Il pesce lo assicurava il mare e l’acqua arrivava a bordo di qualche indigeno Kuna, che la barattava con altri alimenti o merci. 

La confraternita degli skipper
Approdo all’isola che non c’è (San Blas, Panama)

Quella striscia di terra aveva tutta l’aria di essere l’isola che non c’è che Ezio cercava da tempo, certo un posto reale e suggestivo, ma soprattutto un luogo dell’anima. Il lockdown li aveva confinati per caso in quella irripetibile “bolla metafisica”. Ma spesso nulla accade per caso…

“Quei tre mesi sono stati speciali”, ricorda Ezio Miani. “Hanno consentito a entrambi – ognuno per il proprio vissuto – di fare un viaggio quasi trascendentale, come fossimo fuori da tutto ma pienamente dentro noi stessi, a rincorrere le nostre emozioni, a dimenticarci del resto e ad assaporare la Natura fino allo spasimo”. 

“È stata un’esperienza che ci ha consentito di conoscere il battito delle nostre vite vivendo con semplicità e immersione totale nell’energia del mondo”, ricorda Ezio. “Esercizi spirituali, meditazioni e Cinque Tibetani per sintonizzarci tra noi e con la natura; lunghe nuotate e snorkeling tra pesci e coralli. Questo era il programma giornaliero. Mai stato meglio in vita mia”.

In attesa del rientro in Italia

Giulia è riuscita a tornare in la Colombia un mese fa, con un volo umanitario. Per passare il tempo, in attesa di rientrare in Italia Ezio, che comunque ama profondamente questi luoghi, continua a far fiesta con i suoi colleghi in rada. 

L’isola senza nome con Giulia, ovvero l’isola che non c’è, è lontana ma finalmente vera, anche se la realtà oggi per lui è un po’ malinconica. Panama ha ancora i voli chiusi fino al 12 ottobre. Ezio è atteso in Italia da suo figlio Bruno, nel frattempo impegnato a realizzare alcuni documentari per Rai Tre

All’Ambasciata d’Italia dicono che restano comunque operativi, su base settimanale, alcuni voli delle principali compagnie aeree europee da e per Panama. Incrociamo le dita e aspettiamo.

In attesa del rientro in Italia
Ezio Miani con il figlio Bruno, documentarista per Rai Tre
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Maurizio Lupi
Free lance, con ampia esperienza pubblicistica, di ufficio stampa e di curatore di varie iniziative editoriali. Dal 2000 svolge anche attività di web content manager, attività sviluppata a lungo anche attraverso progetti di importanti operatori privati e istituzionali.

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