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Vaccino Covid 19 mRNA, 40 anni di ricerche, efficacia del 95%: il futuro è al sicuro?

Katalin Karikó è la scienziata che ha riacceso grandi speranze

Vaccino Covid 19: quando studi e verifiche hanno rilevato e confermato che il Pfizer-BioNTech era sicuro ed efficace al 95% a novembre 2020, è stato il coronamento dei 40 anni di ricerca di Katalin Karikó sul codice genetico RNA (acido ribonucleico).

In poche settimane Katalin Karikò è diventata la protagonista dell’RNA messaggero (mRNA), la tecnologia innovativa che ha permesso a Pfizer e BioNTech di sviluppare il primo vaccino Covid 19 realmente efficace. 

Dopo essersi trasferita negli USA dall’Ungheria negli anni Ottanta, questa biochimica che vive e studia in Pennsylvania ha dovuto lottare molto a lungo per vedere riconosciuta l’importanza della sua ricerca.

“Sono stata invasa da un grande senso di liberazione e ho iniziato a respirare molto forte. Ero così eccitata che avevo paura di morire”

È con queste parole che Katalin Karikó ha raccontato al quotidiano inglese “The Telegraph” la sua reazione all’annuncio della FDA (Food and Drug Administration), l’ente statunitense regolatore dei farmaci, dei risultati di efficacia del vaccino Covid 19 sviluppato da Pfizer e BioNTech . 

Katalin Karikó è la scienziata che ha riacceso grandi speranze
Karikó nelle ricerche su Google

Caramelle per festeggiare

Subito dopo aver appreso dell’approvazione del suo vaccino Covid 19, Katalin Karikó si è concessa una piccola trasgressione divorando letteralmente un pacchetto delle sue caramelle preferite.

D’altra parte, dopo quasi quarant’anni di lavoro, la sua ricerca sull’RNA messaggero, utilizzato per sviluppare questo vaccino, era stata finalmente validata e avrebbe aiutato a combattere con efficacia la pandemia di Covid 19.

In poche settimane, questa ricercatrice ungherese – fino a ieri sconosciuta al grande pubblico – è diventata la nuova stella del mondo scientifico. Katalin Karikó, tuttavia, ha dovuto fare molta strada, tortuosa e in salita, prima di arrivare a questo risultato. 

Alla ricerca dell’anello mancante

Nata a Szolnok nel 1955, nell’Ungheria centrale, sotto il regime comunista, cresce a Kisújszállás, dove suo padre fa il macellaio. Appassionata di scienza, inizia la sua carriera all’età di 23 anni presso il Centro di ricerca biologica dell’Università di Szeged, dove consegue il dottorato. 

È lì che inizia a interessarsi all’acido ribonucleico messaggero (mRNA), molecole che danno alle cellule istruzioni per l’uso, sotto forma di codice genetico, in modo che producano proteine ​​utili alla nostra salute. 

Era il 1961 quando gli scienziati scoprirono per la prima volta che l’mRNA era il modo in cui il DNA veniva tradotto nelle proteine ​​che compongono il corpo. Era l’anello mancante, il modo in cui i geni si esprimono nella vita di tutti i giorni.

Katalin Karikó è la scienziata che ha ria acceso grandi speranze
Katalin Karikó, il marito e la figlia arrivati da poco negli Stati Uniti

Nel corso dei due decenni successivi, i ricercatori hanno iniziato a studiare e verificare se potevano usare l’mRNA per insegnare al corpo a provocare un “rimedio genetico” per affrontare le malattie. Ma con pochi progressi; e l’argomento cadde nel dimenticatoio. Tranne che per una biochimica ungherese.

Nei laboratori in cui Karikó fa ricerca i mezzi sono scarsi e nel 1985 la scienziata riesce a ottenere un contratto negli Stati Uniti, presso la Temple University di Philadelphia

Negli Stati Uniti si stavano infatti facendo ricerche avanzate sull’mRNA e la passione di Karikó per questo argomento la porta a decidere di emigrare con il marito ingegnere e la loro figlia Susan Francia di 2 anni. 

Un tesoro di orsacchiotto

A quel tempo, in Ungheria, non era consentito portare valuta estera fuori dal paese. Nonostante il divieto, Katalin Karikó vende l’auto di famiglia e nasconde i 1.200 dollari ottenuti al cambio nero nell’orsacchiotto di peluche della figlia.

Katalin Karikó è la scienziata che ha riacceso grandi speranze
L’orsacchiotto… Susan Francia oggi, in poster

Il sogno americano può iniziare. Ma poi di nuovo, non tutto va come previsto. In quel periodo, la comunità scientifica aveva occhi solo per il DNA, che si pensava fosse in grado di trasformare le cellule e, da lì, curare patologie come il cancro o la fibrosi cistica. 

La ricercatrice ungherese continua a interessarsi all’RNA messaggero, immaginando che possa dare alle cellule le istruzioni per produrre da sole le proteine ​​terapeutiche utili per curare le malattie. 

In breve, l’idea ossessiva di Karikó era quella di utilizzare l’mRNA per “convincere” le cellule a produrre proteine ​​di loro scelta, in questo caso un antigene, che sarebbe poi stato rilevato dal nostro sistema immunitario, che produce anticorpi.

Una soluzione ideale, la sua, per evitare di intervenire sulle cellule e modificarne il genoma. Ma questa sua tecnologia attira critiche perché chiama in causa una gran quantità citochine che provocano forti reazioni infiammatorie, essendo l’RNA messaggero considerato un intruso dal nostro sistema immunitario.

Di rifiuto in rifiuto

Nel 1990 si trasferisce all’Università della Pennsylvania: la sua prima richiesta di finanziamento per i suoi studi e ricerche viene respinta e negli anni successivi i rifiuti si moltiplicano. Nel 1995, quando stava per diventare docente incaricato, l’Università mette persino un freno alle sue ambizioni e la riporta al rango di semplice ricercatrice. 

“Normalmente a questo punto le persone salutano e se ne vanno perché è troppo umiliante. Volevo andare da qualche altra parte o addirittura fare qualcos’altro. Pensavo anche di non essere abbastanza brava o abbastanza intelligente”, ricorda la scienziata in una intervista alla rivista medica STAT Magazine 

Nonostante le difficoltà, Katalin Karikò si aggrappa al suo cuore e si dedica alla sua passione. “Visto dall’esterno, potrebbe sembrare folle, impegnativo, ma ero felice in laboratorio”, ha dichiarato a Business Insider. 

Di rifiuto in rifiuto
Susan Francia con la medaglia d’Oro Olimpica e i genitori

Allo stesso tempo lotta per promuovere gli studi della figlia Susan Francia: “l’orsacchiotto” si laureerà all’Università della Pennsylvania. Non solo, ma vincerà anche due medaglie d’oro con la squadra di canottaggio degli Stati Uniti alle Olimpiadi del 2008 e a quelle del 2012. 

La fotocopiatrice che ha cambiato la Storia

Intanto, nel 1997, un semplice e casuale incontro davanti a una fotocopiatrice con l’immunologo Drew Weissman, che lavora nel suo stesso Dipartimento della Pennsylvania University, cambierà il corso degli eventi e il destino di Katalin Karikó e dei suoi studi. 

Weissman allora stava studiando un vaccino contro l’HIV; i due ricercatori hanno idee e obiettivi comuni e, come Karikó, anche lui vedeva una possibile soluzione concentrando la ricerca sulla relazione tra infiammazione e RNA messaggero. 

A quel punto decidono di collaborare per sviluppare una soluzione che consenta all’RNA prodotto in laboratorio di non essere riconosciuto dal sistema immunitario. 

Funziona!

Ci sono voluti sette anni, ma alla fine i due hanno capito come far funzionare la terapia con mRNA per evitare reazioni infiammatorie del sistema immunitario. 

In poche parole, la soluzione trovata per realizzare il vaccino Covid 19 era (è) quella di assemblare l’RNA modificato sostituendo l’uridina – uno dei composti chimici che costituiscono i filamenti di mRNA – con la pseudouridina, una variante tollerata dall’organismo che “inganna” il sistema immunitario per uno scopo buono, facendo in modo che non attivi l’infiammazione. 

La fotocopiatrice che ha cambiato la Storia
Drew Weissman e Katalin Karikó alla Pennsylvania University

I risultati della loro scoperta vengono pubblicati nel 2005 e per loro è un grande successo. 

Karikó e Weissman erano infatti riusciti a inserire il loro prezioso RNA di sintesi in alcune nanoparticelle lipidiche, un rivestimento che impedisce loro di degradarsi troppo rapidamente e ne facilita l’ingresso nelle cellule.

È da queste tecniche che i laboratori Moderna e BioNTech/Pfizer sono stati in grado di sviluppare il vaccino Covid 19. Entrambi, infatti, si basano sulla stessa strategia di introdurre istruzioni genetiche nell’organismo umano per innescare la produzione di una proteina identica a quella del coronavirus e suscitare una risposta immunitaria senza creare infiammazione.

Se la terra è piatta il vaccino funziona anche meglio 

Nonostante la vaccinazione di decine di milioni di persone senza alcun morto e con irrilevanti reazioni allergiche, a chi (no vax o scettici) ancora oggi, alla data del 14 febbraio 2021, contesta e teme il vaccino mRNA la professoressa Karikò ripete il concetto che dovrebbe capire anche un bambino.

 “Con la vaccinazione a RNA messaggero il vaccino Covid 19 non viene iniettato nelle vene, ma nel muscolo, e quindi non si replica e non si moltiplica nel corpo. Immaginate il virus come un chicco di riso rotto in mille pezzi”, afferma la ricercatrice in una intervista al Corriere del Ticino.

Se la terra è piatta il vaccino funziona anche meglio
Funzionamento del vaccino a RNA messaggero

“Ecco, con il vaccino Covid 19 di Moderna e BioNTech/Pfizer viene iniettata in proporzione una quantità simile a uno di quei mille pezzetti del chicco di riso, che entra nei muscoli e nelle cellule immunitarie che circondano il punto di iniezione, inducendo la produzione della proteina spike e la successiva reazione immunitaria vera e propria”, prosegue la professoressa Katalin Karikó.

“Si parla di una piccolissima quantità (trenta microgrammi), che porterà, dopo dieci giorni, il nostro organismo a un livello di protezione di oltre il 90%. Piuttosto, non sappiamo ancora, per ovvie ragioni epidemiologiche che solo il tempo ci svelerà, quanto a lungo questi vaccini saranno efficaci”.

“I ricercatori stanno studiando i vaccini utilizzando questa piattaforma di mRNA da almeno sei o sette anni. Sulla base di tutti i dati disponibili fino a oggi, questi vaccini Covid a mRNA hanno mostrato un enorme profilo di sicurezza”. 

Non è ancora tempo di deporre le mascherine e le precauzioni e sarà bene seguire le indicazioni di contenimento ancora per un bel po’, ma l’arrivo di questo tipo di vaccini e degli altri che verranno ci fa vedere una luce in lontananza.

Ora Karikó è il numero 2 della BioNTech

Dopo tanti anni ai margini, dal 2013 Katalin Karikó occupa il ruolo di Senior Vice President della BioNTech Pharmaceuticals.

Anche se la ricercatrice apprezza il successo raggiunto con il vaccino Covid 19, dice che “non è ancora il momento dello champagne”, come ha dichiarato all’emittente americana CNN: “Celebreremo tutto questo quando la sofferenza sarà alle nostre spalle, quando le dure prove di questo periodo terribile saranno finite. Spero ciò accada nella prossima estate; solo allora lo festeggerò davvero. Mi auguro, inoltre”, ha aggiunto Karikó, “che grazie a questa ricerca sarà possibile sviluppare e testare la stessa tecnologia utilizzata per il vaccino a mRNA anche per la prevenzione e il trattamento di altre gravi malattie”. 

Ora Karikó è il numero 2 della BioNTech
Un coronavirus utilizza una proteina sulla sua membrana (in rosso) per legarsi a un recettore (in blu) posto su una cellula umana
per entrare al suo interno e utilizzare il meccanismo delle cellule per creare più copie di se stesso. (University of Rochester)

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Maurizio Lupi
Free lance, con ampia esperienza pubblicistica, di ufficio stampa e di curatore di varie iniziative editoriali. Dal 2000 svolge anche attività di web content manager, attività sviluppata a lungo anche attraverso progetti di importanti operatori privati e istituzionali.

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