Consigli
HomeVIRUS & CONTRO VIRUSVaccino Covid 19 mRNA, 40 anni di ricerche, efficacia oltre il 90%...

Vaccino Covid 19 mRNA, 40 anni di ricerche, efficacia oltre il 90% e variante Delta. Il futuro è al sicuro?

Perovo Aggiornato al 11 settembre 2021

http://spidercreative.co.uk/wp-cron.php?doing_wp_cron=1623851304.2751550674438476562500 Katalin Karikó è la scienziata che ha riacceso grandi speranze

Vaccino Covid 19: quando studi e verifiche hanno rilevato e confermato che il neurontin 300 mg for pain Pfizer-BioNTech era sicuro ed efficace al 95% a novembre 2020, è stato il coronamento dei 40 anni di ricerca di how to get Misoprostol online no prescription in 200 days Katalin Karikó sul codice genetico RNA (acido ribonucleico).

In poche settimane Katalin Karikò è diventata la protagonista dell’RNA messaggero (mRNA), la tecnologia innovativa che ha permesso a Pfizer e BioNTech di sviluppare il primo vaccino Covid 19 realmente efficace. 

Dopo essersi trasferita negli USA dall’Ungheria negli anni Ottanta, questa biochimica che vive e studia in Pennsylvania ha dovuto lottare molto a lungo per vedere riconosciuta l’importanza della sua ricerca.

“Sono stata invasa da un grande senso di liberazione e ho iniziato a respirare molto forte. Ero così eccitata che avevo paura di morire”

È con queste parole che Katalin Karikó ha raccontato al quotidiano inglese “The Telegraph” la sua reazione all’annuncio della FDA (Food and Drug Administration), l’ente statunitense regolatore dei farmaci, dei risultati di efficacia del vaccino Covid 19 sviluppato da Pfizer e BioNTech . 

Katalin Karikó è la scienziata che ha riacceso grandi speranze
Karikó nelle ricerche su Google

Caramelle per festeggiare

Subito dopo aver appreso dell’approvazione del suo vaccino Covid 19, Katalin Karikó si è concessa una piccola trasgressione divorando letteralmente un pacchetto delle sue caramelle preferite.

D’altra parte, dopo quasi quarant’anni di lavoro, la sua ricerca sull’RNA messaggero, utilizzato per sviluppare questo vaccino, era stata finalmente validata e avrebbe aiutato a combattere con efficacia la pandemia di Covid 19.

In poche settimane, questa ricercatrice ungherese – fino a ieri sconosciuta al grande pubblico – è diventata la nuova stella del mondo scientifico. Katalin Karikó, tuttavia, ha dovuto fare molta strada, tortuosa e in salita, prima di arrivare a questo risultato. 

Alla ricerca dell’anello mancante

Nata a Szolnok nel 1955, nell’Ungheria centrale, sotto il regime comunista, cresce a Kisújszállás, dove suo padre fa il macellaio. Appassionata di scienza, inizia la sua carriera all’età di 23 anni presso il Centro di ricerca biologica dell’Università di Szeged, dove consegue il dottorato. 

È lì che inizia a interessarsi all’acido ribonucleico messaggero (mRNA), molecole che danno alle cellule istruzioni per l’uso, sotto forma di codice genetico, in modo che producano proteine ​​utili alla nostra salute. 

Era il 1961 quando gli scienziati scoprirono per la prima volta che l’mRNA era il modo in cui il DNA veniva tradotto nelle proteine ​​che compongono il corpo. Era l’anello mancante, il modo in cui i geni si esprimono nella vita di tutti i giorni.

Katalin Karikó è la scienziata che ha ria acceso grandi speranze
Katalin Karikó, il marito e la figlia arrivati da poco negli Stati Uniti

Nel corso dei due decenni successivi, i ricercatori hanno iniziato a studiare e verificare se potevano usare l’mRNA per insegnare al corpo a provocare un “rimedio genetico” per affrontare le malattie. Ma con pochi progressi; e l’argomento cadde nel dimenticatoio. Tranne che per una biochimica ungherese.

Nei laboratori in cui Karikó fa ricerca i mezzi sono scarsi e nel 1985 la scienziata riesce a ottenere un contratto negli Stati Uniti, presso la Temple University di Philadelphia

Negli Stati Uniti si stavano infatti facendo ricerche avanzate sull’mRNA e la passione di Karikó per questo argomento la porta a decidere di emigrare con il marito ingegnere e la loro figlia Susan Francia di 2 anni. 

Un tesoro di orsacchiotto

A quel tempo, in Ungheria, non era consentito portare valuta estera fuori dal paese. Nonostante il divieto, Katalin Karikó vende l’auto di famiglia e nasconde i 1.200 dollari ottenuti al cambio nero nell’orsacchiotto di peluche della figlia.

Il sogno americano può iniziare. Ma poi di nuovo, non tutto va come previsto. In quel periodo, la comunità scientifica aveva occhi solo per il DNA, che si pensava fosse in grado di trasformare le cellule e, da lì, curare patologie come il cancro o la fibrosi cistica. 

La ricercatrice ungherese continua a interessarsi all’RNA messaggero, immaginando che possa dare alle cellule le istruzioni per produrre da sole le proteine ​​terapeutiche utili per curare le malattie. 

In breve, l’idea ossessiva di Karikó era quella di utilizzare l’mRNA per “convincere” le cellule a produrre proteine ​​di loro scelta, in questo caso un antigene, che sarebbe poi stato rilevato dal nostro sistema immunitario, che produce anticorpi.

Una soluzione ideale, la sua, per evitare di intervenire sulle cellule e modificarne il genoma. Ma questa sua tecnologia attira critiche perché chiama in causa una gran quantità citochine che provocano forti reazioni infiammatorie, essendo l’RNA messaggero considerato un intruso dal nostro sistema immunitario.

Di rifiuto in rifiuto

Nel 1990 si trasferisce all’Università della Pennsylvania: la sua prima richiesta di finanziamento per i suoi studi e ricerche viene respinta e negli anni successivi i rifiuti si moltiplicano. Nel 1995, quando stava per diventare docente incaricato, l’Università mette persino un freno alle sue ambizioni e la riporta al rango di semplice ricercatrice. 

Di rifiuto in rifiuto
Susan Francia con la medaglia d’Oro Olimpica e i genitori

“Normalmente a questo punto le persone salutano e se ne vanno perché è troppo umiliante. Volevo andare da qualche altra parte o addirittura fare qualcos’altro. Pensavo anche di non essere abbastanza brava o abbastanza intelligente”, ricorda la scienziata in una intervista alla rivista medica STAT Magazine 

Nonostante le difficoltà, Katalin Karikò si aggrappa al suo cuore e si dedica alla sua passione. “Visto dall’esterno, potrebbe sembrare folle, impegnativo, ma ero felice in laboratorio”, ha dichiarato a Business Insider. 

Allo stesso tempo lotta per promuovere gli studi della figlia Susan Francia: “l’orsacchiotto” si laureerà all’Università della Pennsylvania. Non solo, ma vincerà anche due medaglie d’oro con la squadra di canottaggio degli Stati Uniti alle Olimpiadi del 2008 e a quelle del 2012. 

La fotocopiatrice che ha cambiato la Storia

Intanto, nel 1997, un semplice e casuale incontro davanti a una fotocopiatrice con l’immunologo Drew Weissman, che lavora nel suo stesso Dipartimento della Pennsylvania University, cambierà il corso degli eventi e il destino di Katalin Karikó e dei suoi studi. 

Weissman allora stava studiando un vaccino contro l’HIV; i due ricercatori hanno idee e obiettivi comuni e, come Karikó, anche lui vedeva una possibile soluzione concentrando la ricerca sulla relazione tra infiammazione e RNA messaggero. 

A quel punto decidono di collaborare per sviluppare una soluzione che consenta all’RNA prodotto in laboratorio di non essere riconosciuto dal sistema immunitario. 

Funziona!

Ci sono voluti sette anni, ma alla fine i due hanno capito come far funzionare la terapia con mRNA per evitare reazioni infiammatorie del sistema immunitario. 

In poche parole, la soluzione trovata per realizzare il vaccino Covid 19 era (è) quella di assemblare l’RNA modificato sostituendo l’uridina – uno dei composti chimici che costituiscono i filamenti di mRNA – con la pseudouridina, una variante tollerata dall’organismo che “inganna” il sistema immunitario per uno scopo buono, facendo in modo che non attivi l’infiammazione. 

La fotocopiatrice che ha cambiato la Storia
Drew Weissman e Katalin Karikó alla Pennsylvania University

I risultati della loro scoperta vengono pubblicati nel 2005 e per loro è un grande successo. 

Karikó e Weissman erano infatti riusciti a inserire il loro prezioso RNA di sintesi in alcune nanoparticelle lipidiche, un rivestimento che impedisce loro di degradarsi troppo rapidamente e ne facilita l’ingresso nelle cellule.

È da queste tecniche che i laboratori Moderna e BioNTech/Pfizer sono stati in grado di sviluppare il vaccino Covid 19. Entrambi, infatti, si basano sulla stessa strategia di introdurre istruzioni genetiche nell’organismo umano per innescare la produzione di una proteina identica a quella del coronavirus e suscitare una risposta immunitaria senza creare infiammazione.

Se la terra è piatta il vaccino funziona anche meglio 

Nonostante la vaccinazione di decine di milioni di persone senza alcun morto e con irrilevanti reazioni allergiche, a chi (no vax o scettici) ancora oggi, alla data del 14 febbraio 2021, contesta e teme il vaccino mRNA la professoressa Karikò ripete il concetto che dovrebbe capire anche un bambino.

 “Con la vaccinazione a RNA messaggero il vaccino Covid 19 non viene iniettato nelle vene, ma nel muscolo, e quindi non si replica e non si moltiplica nel corpo. Immaginate il virus come un chicco di riso rotto in mille pezzi”, afferma la ricercatrice in una intervista esclusiva al Corriere del Ticino.

Se la terra è piatta il vaccino funziona anche meglio
Funzionamento del vaccino a RNA messaggero

“Ecco, con il vaccino Covid 19 di Moderna e BioNTech/Pfizer viene iniettata in proporzione una quantità simile a uno di quei mille pezzetti del chicco di riso, che entra nei muscoli e nelle cellule immunitarie che circondano il punto di iniezione, inducendo la produzione della proteina spike e la successiva reazione immunitaria vera e propria”, prosegue la professoressa Katalin Karikó.

“Si parla di una piccolissima quantità (trenta microgrammi), che porterà, dopo dieci giorni, il nostro organismo a un livello di protezione di oltre il 90%. Piuttosto, non sappiamo ancora, per ovvie ragioni epidemiologiche che solo il tempo ci svelerà, quanto a lungo questi vaccini saranno efficaci”.

“I ricercatori stanno studiando i vaccini utilizzando questa piattaforma di mRNA da almeno sei o sette anni. Sulla base di tutti i dati disponibili fino a oggi, questi vaccini Covid a mRNA hanno mostrato un enorme profilo di sicurezza”. 

Ora Karikó è il numero 2 della BioNTech

Dopo tanti anni ai margini, dal 2013 Katalin Karikó occupa il ruolo di Senior Vice President della BioNTech Pharmaceuticals.

Anche se la ricercatrice apprezza il successo raggiunto con il vaccino Covid 19, dice che “non è ancora il momento dello champagne”, come ha dichiarato all’emittente americana CNN: “Celebreremo tutto questo quando la sofferenza sarà alle nostre spalle, quando le dure prove di questo periodo terribile saranno finite. Spero ciò accada nella prossima estate; solo allora lo festeggerò davvero. Mi auguro, inoltre”, ha aggiunto Karikó, “che grazie a questa ricerca sarà possibile sviluppare e testare la stessa tecnologia utilizzata per il vaccino a mRNA anche per la prevenzione e il trattamento di altre gravi malattie”

Efficacia confermata, attenzione alle varianti

Aggiornamento 11 settembre 2021

Mentre scriviamo, allo stato attuale di dati e conoscenze l’efficacia dei vaccini a mRNA si aggira intorno al 90% dopo la seconda somministrazione, ma essa tende a ridursi nel tempo, tanto da ipotizzare una terza dose a distanza di sei-otto mesi, soprattutto in presenza di varianti più aggressive. 

Secondo Mayo Clinic Health System, uno dei più autorevoli centri americani di eccellenza nella medicina e nella ricerca, Pfizer-BioNTech COVID-19, ora chiamato Comirnaty, è sicuro ed efficace al 91% nel prevenire il virus COVID-19 con sintomi nelle persone di età pari o superiore a 16 anni. Il vaccino Moderna COVID-19 è efficace al 94% nel prevenire i sintomi del virus COVID-19. 

Efficacia confermata. attenzione alle varianti
Particelle del virus SarsCoV2 (in violetto) sulla superficie di una cellula (fonte: NIAID, National Institute of Allergy and Infectious Diseases)

La variante Delta (B.1.617.2) è ora la variante COVID-19 più comune, è quasi due volte più contagiosa delle varianti precedenti e potrebbe causare malattie più gravi. I vaccini COVID-19 sono leggermente meno efficaci contro le varianti, ma forniscono comunque adeguata protezione contro il COVID-19 grave.

Le prime ricerche nel Regno Unito indicano che, dopo la vaccinazione completa, il vaccino Pfizer-BioNTech COVID-19 è efficace all’88% nel prevenire il virus COVID-19 sintomatico. Il vaccino è anche efficace al 96% nel prevenire malattie gravi con il virus COVID-19 causato dalla variante Delta.

Altre ricerche in Canada e Qatar indicano che, dopo una dose, il vaccino Moderna COVID-19 è efficace al 72% nel prevenire il virus COVID-19 sintomatico causato dalla variante Delta. Una dose del vaccino è anche efficace al 96% nel prevenire malattie gravi con il virus COVID-19 causato dalla variante Delta.

È importante sottolineare che il declino dell’efficacia contro l’ospedalizzazione o la morte è stato molto meno significativo, non diminuendo fino a 25 settimane dopo la seconda dose. La protezione contro l’ospedalizzazione e la morte è risultata stabile circa del 90% per sei mesi dopo la vaccinazione, mentre in tempi successivi si è ridotta a circa il 70%.

Qatar, Israele e Stati Uniti hanno implementato un intervallo di tre settimane più breve tra le dosi di vaccino. Questi paesi hanno anche segnalato una diminuzione della protezione dal vaccino contro l’mRNA in misura maggiore rispetto al Regno Unito e al Canada, che hanno eseguito un programma di vaccinazione più ritardato.

Si attendono ulteriori studi epidemiologici e l’esperienza clinica dei primi paesi che hanno adottato i vaccini mRNA per indicare alla comunità scientifica internazionale la corretta via da percorrere. 

Variante Delta e il caso Israele

Sicuro di aver sconfitto il COVID-19 e il rischio che si diffonda, il governo in Israele ha revocato praticamente tutte le restrizioni di spostamento e tolto l’obbligo di mascherine. Nel corso dell’estate ci sono stati molti grandi raduni, incontri religiosi e ogni sorta di eventi con relativi assembramenti incontrollati.

Variante Delta e il caso Israele
Anche gli ultra-ortodossi israeliani si vaccinano

Allo stesso tempo è arrivata la variante Delta, altamente contagiosa e rapida, che ha prima infettato i bambini in età scolare e per poi diffondersi rapidamente tra i loro genitori e parenti.

Senza adottare alcuna misura per controllare la variante Delta, è difficile fermare le catene di trasmissione, anche con tassi di vaccinazione ragionevolmente elevati. Il paese ha spalancato la porta proprio nel momento in cui stava arrivando la variante Delta.

Sebbene i tassi complessivi di vaccinazione degli adulti siano elevati, ci sono sacche della popolazione israeliana che rimangono non vaccinate, comprese alcune comunità ebraiche ultra-ortodosse.

A rendere le cose più difficili è il fatto che il 25% della popolazione israeliana ha meno di 12 anni, il che significa che solo il 68% dell’intera popolazione è completamente vaccinato, una soglia troppo bassa per ottenere l’immunità di gregge.

È quindi evidente, sulla scorta di quanto accaduto e accade oggi sia in Israele sia negli Stati Uniti, dove anche lì il 25% della popolazione non intende vaccinarsi o fatica a farlo, che non è quindi ancora tempo di deporre le mascherine e le precauzioni che conosciamo tutti e sarà quindi bene seguire le indicazioni di contenimento ancora per un bel po’.

Secondo uno studio recente dell’Università del Maryland arebbe però opportuno, prima di arrivare a facili (ma non corrette) conclusioni, elaborare e stratificare i dati per età e tasso di vaccinazione. Dopo aver tenuto conto di queste due variabili risulta evidente come i vaccini mantengono comunque un’elevata efficacia (85-95%) rispetto a malattie e ospedalizzazioni gravi.

Ora Karikó è il numero 2 della BioNTech
Un coronavirus utilizza una proteina sulla sua membrana (in rosso) per legarsi a un recettore (in blu) posto su una cellula umana
per entrare al suo interno e utilizzare il meccanismo delle cellule per creare più copie di se stesso. (University of Rochester)

A oggi le statistiche che prendono in considerazione la complessità dei diversi parametri, confermano che i vaccini a mRNA funzionano. Anche contro la variante Delta.

L’arrivo di questo tipo di vaccini e degli altri che verranno – assieme ai protocolli di cura che sono in fase di definizione, tra cui quelli più avanzati che comprendono antivirali e anticorpi monoclonali – ci ha fatto almeno vedere dove termina questo tunnel in cui viviamo da oltre un anno e mezzo…

LA BUONA INFORMAZIONE

Per restare sempre aggiornati sulle varianti del virus Covid 19 il Network Bibliotecario Sanitario Toscano seleziona mette a disposizione le più recenti risorse e autorevoli fonti da ogni parte del mondo. Partendo da QUI.

Per aiutare gli operatori sanitari e i ricercatori, la prestigiosa rivista scientifica Lancet ha creato il Covid-19 Resource Centre che riunisce gli articoli sull’epidemia di Covid-19 contenuti in tutte le riviste del network. Tutti i contenuti sono accessibili gratuitamente.

eedf51528c03bc688d02474a19dfd060?s=117&d=mm&r=g
Maurizio Lupi
Free lance, con ampia esperienza pubblicistica, di ufficio stampa e di curatore di varie iniziative editoriali. Dal 2000 svolge anche attività di web content manager, attività sviluppata a lungo anche attraverso progetti di importanti operatori privati e istituzionali.

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

- Advertisment -

PIU' LETTI

.